La Nuova Repubblica di Almirante: alla sbarra Pertini, Craxi e Berlinguer

14 giugno 2013 ore 11:24, Domenico Naso
La Nuova Repubblica di Almirante: alla sbarra Pertini, Craxi e Berlinguer
Era il 1980, e uno dei leader politici più noti e stimati, nonostante la conventio ad excludendum destinata al suo partito, ha scritto un libro suggestivo, d’effetto ed efficace, per processare nientemeno che la Repubblica italiana. Il libro si intitolava, appunto, “Processo alla Repubblica”, e l’autore rispondeva al nome di Giorgio Almirante.
Il segretario dell’Msi aveva vergato 200 pagine ricostruendo un vero e proprio processo ai leader più noti della Prima Repubblica, con tanto di pubblici ministeri, giudici e avvocati di parte civile. All’ipotetica sbarra, tutti i nomi che contavano: da Craxi a Nenni, da Pertini a Nilde Iotti, da Fanfani a Saragat, passando per Cossiga, Zaccagnini, Berlinguer, Amendola, Valiani, Lama, Carniti, Benvenuto, Gervaso, Baget Bozzo, Pacciardi. Una lunga processione di capibastone politici e culturali dell’Italia, interrogati e incalzati soprattutto su un tema: la riforma della Costituzione. Trentatre anni fa, dunque, il segretario della destra missina si interrogava sull’argomento più attuale dei giorni che stiamo vivendo: le tanto agognate riforme, attese da decenni e mai arrivate. E Giorgio Almirante poteva tranquillamente criticare tutto e tutti, dal suo punto di vista opinabile, semplicemente perché per 35 anni la destra post-fascista (e neofascista) era stata relegata ai margini di un sistema istituzionale che non le riconosceva alcuna dignità. Nel 1980, poi, l’Italia viveva ancora uno dei periodi più difficili della sua storia: gli anni di piombo, le trame di Stato, la stagnazione economica, un paese che usciva dagli anni Settanta sfiduciato e indebolito da un sistema che non reggeva più le sfide della modernità. Nella seconda parte del libro, poi, Almirante si era preso la briga di smontare articolo per articolo, anche con una certa dose di sarcasmo, la Costituzione. Particolarmente interessante, attuale e illuminante, il commento all’articolo 49: “E’ il celebre articolo dal quale è nata, o dal quale è stata autorizzata a nascere, la partitocrazia, il “tiranno senza volto” dei nostri tempi. [...] Basterà ricordare che la Dc inizialmente propose di introdurre una norma per il controllo della effettiva democraticità dei partiti, e anche per un autentico controllo dei loro bilanci; ma che tali proposte furono nettamente respinte dai comunisti, e quindi abbandonate sul campo dagli stessi democristiani. Sicchè l’articolo 49 si limita a legittimare i partiti, senza legittimare alcun controllo sui partiti. Così nascono le tirannie”. I più giovani, leggendo queste poche righe, potranno finalmente spiegarsi l’apparentemente inspiegabile rapporto di stima reciproca tra lo stesso Almirante e Marco Pannella. La “Nuova Repubblica” auspicata dal segretario missino in questo libro che oggi torna in libreria per “i libri del Borghese”, non è ancora arrivata. Ma se per una volta riuscissimo a dimenticare i muri del passato e ad analizzare il contributo almirantiano con distacco postideologico, ci accorgeremmo che molte delle critiche mosse dal libro nei confronti del sistema partitocratico sono condivise dalla stragrande maggioranza dei cittadini e degli osservatori. E sarebbe bello riconoscerlo, finalmente.
autore / Domenico Naso
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