Zecchi: «Ritorno a FI? Chi va indietro non ha idee. Francesco sta rivoluzionando il modello papale»

14 giugno 2013 ore 15:39, Marta Moriconi
Zecchi: «Ritorno a FI? Chi va indietro non ha idee. Francesco sta rivoluzionando il modello papale»
«E’ straordinaria la comunicazione di Papa Francesco: la sua chiave è la semplicità. In politica non si deve mai tornare indietro, vuol dire solo due cose: che c’è stato un fallimento e che non si hanno le idee per andare avanti. Il femminicidio aumenta perché manca un’educazione sentimentale». E’ il pensiero del professore Stefano Zecchi, ordinario di Estetica presso l’Università degli Studi di Milano, che analizza per IntelligoNews come sta cambiando la società: i sentimenti, la famiglia, la religione, la politica. Senza fare sconti a nessuno. Far West a Roma. Una lite sulla viabilità e si arriva ad uccidere l’altro. I due litiganti, poi, erano entrambi armati. Che ne pensa? «Io tendo sempre a minimizzare queste situazioni: per me è semplice violenza e c’è sempre stata. In quella urbana, poi, prevalgono gli egoismi. Uno dei due aveva la pistola perché era una guardia giurata, quindi non è proprio un uomo qualunque che girava armato. Quindi quello che i mezzi di comunicazione enfatizzano certi aspetti a discapito di altri. Non sono tanto i conflitti, le liti tra persone a colpirmi. E’ il femminicidio, piuttosto, che ritengo un fenomeno in crescita». Perché la colpisce tanto il femminicidio? «Perché testimonia che non esiste il rispetto per la donna, che è la figura più debole fisicamente. E questo perché manca un’educazione sentimentale. L’assenza di questo processo educativo, che coinvolge i sentimenti, porta alla sopraffazione. E così si arriva all’idea che la fidanzata sia qualcosa di tuo. Un tuo possesso». E chi è colpevole dell’assenza di educazione sentimentale? «Manca la famiglia. L’esempio viene trasmesso al figlio, ma se l’esempio manca i figli non hanno gli strumenti per crescere nel rispetto dell’altro. Nessuno gli dice che va accettata  la fine per prepararsi ad un altro inizio. Nessuno si rapporta più con loro utilizzando modalità educative». O è assente la famiglia o si manifesta in maniera più o meno violenta, parliamo della logica del clan… «La famiglia è un’altra cosa dal clan. Quest’ultimo è il gruppo che si organizza in un meccanismo di mera difesa. E’ una logica, questa, che cresce e si può facilmente incontrare. E’ la logica di una banda contro l’altra. Alcune periferie, ma non solo, sono organizzate così e la polizia lì non interviene. Le sacche di violenza sono tipiche, comunque, della città metropolitana». Parliamo di Papa Francesco. E’ molto amato, ha una comunicazione che viene compresa da fedeli e non. «Beh (ride di cuore, ndr). E’ straordinaria la sua comunicazione. La sua chiave è la semplicità e per far capire la Parola evangelica è fondamentale. Sta rivoluzionando il modello papale. Certi gesti, come quello di alzare il pollice per dire va bene, o durante la processione il fatto di guardare l’orologio, avvicinano le persone a lui. E si capisce che tutto è naturale». Forse, viene particolarmente capito, Papa Francesco, perché siamo in un periodo di crisi e la società ha bisogno di tornare all’essenza delle cose? «Certamente. E’ una società che non crede più in una comunicazione che non dà esempi. Un esempio è il disamore per la politica. Per questo il mondo religioso è importantissimo, perché è ancora l’Istituzione che ha valori e tradizione da trasmettere». A proposito di politica. Le piazze politiche sono mezze vuote, le piazze “religiose” strapiene di fedeli. Sembra quasi un ritorno agli anni ‘50.  Perché? «Significa che c’è bisogno di anima. Di una spiritualità che vada oltre la pura e semplice materialità. Noi siamo ossessionati dal mondo dell’economia, è la prima e ultima notizia trasmessa dai notiziari. Mentre la vita è fatta anche di altro.. Ora le persone stanno  comprendendo che c’è anche qualcos’altro. Ci sono valori e significati che trascendono la materialità dell’esistenza. In un mondo così fragile di valori, il fatto di poter aderire a quelli che appartengono alla nostra tradizione e religione, costituisce un punto di riferimento, qualcosa di stabile». Berlusconi e il ritorno a Forza Italia. I prossimi passi che farà: cambio di sede e di brand, potere ai manager… «In politica non si deve mai tornare indietro. Vuol dire solo due cose: che c’è stato un fallimento e che non si hanno le idee per andare avanti. Poi, ho grande diffidenza per i dilettanti della politica. Penso per esempio ai grillini. Ma anche un imprenditore che pensa di fare un sindaco fallisce irrimediabilmente, come la Moratti. La città è un corpo vivente. La politica è quella particolare sensibilità che fa capire che nello spazio pubblico vivono tanti modi di pensare, ci sono tante visioni. E quindi problemi da risolvere e prospettive da realizzare. L’impresa è un’altra cosa: dà guadagno all’imprenditore che fa guadagnare i suoi dipendenti».
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