Le parole della settimana: Finanza, in maiuscolo e minuscolo

14 giugno 2014 ore 2:03, intelligo
Le parole della settimana: Finanza, in maiuscolo e minuscolo
Guardia di Finanza
nella bufera. I pm napoletani Henry John Woodcock e Vincenzo Piscitelli
stanno seminando il panico nei palazzi romani con un’indagine sulle mazzette che sarebbero state versate a personaggi di vertice della Guardia di Finanza. Così la parola finanza, maiuscolo o minuscolo a seconda che sia nome comune o nome proprio dell’Arma, si mette prepotentemente al centro della cronaca settimanale. Ma... da dove viene il termine finanza? Qui c’è di mezzo l’Europa medievale, e in particolare quell’incantevole angolo di terra tutta olivi, buon vino e lavanda, allora popolato da donzelle sognanti e cavalieri erranti, che era (ed è) la Provenza. In antico provenzale finar voleva dire obbligarsi a pagare, in collegamento col latino finis, cioè fine, inteso come fine del debito. Di conseguenza finansa era il pagamento e venne poi ad ampliare il suo significato a tutto ciò che riguardava debiti, crediti e amministrazione di denaro. Dall’antico provenzale al francese finansa divenne finance. Poi, attraversando le Alpi in pieno Rinascimento, ecco finalmente la finanza anche da noi, che ne sentivamo proprio il bisogno. Restando nell’area finanziario-linguistica, anche balzello è un termine di origine medievale, per indicare tasse istituite senza regolarità, spesso improvvisate a seconda delle esigenze del potere: deriva infatti da balzo, per indicare che colpivano ora questo ora quello, non importa se in modo equo.
Le parole della settimana: Finanza, in maiuscolo e minuscolo
A infliggerci tasse ci si son messi tutti, ma proprio tutti, nell’infinita storia d’Italia. Dunque non potevano mancare gli Arabi. Ecco allora gabella che deriva dall’arabo qabàla, e sin dal più remoto Medio Evo venne a significare vari tipi di tributi. Già, e tributo? Nell’antica Roma repubblicana i cittadini erano divisi in tribù, in latino trìbus, i cui capi tra parentesi erano detti tribuni (ricordate i Gracchi, tribuni della plebe?). Le tasse si pagavano secondo la suddivisione in tribù. Assegnare alla tribù si diceva tribùere, dunque la tassa assegnata era il tribùtum. Tassa in fine, deriva, sempre in latino, dal verbo taxare, cioè stabilire (il valore del tributo, naturalmente). Nel caso pensassimo di aver finito con le parole di area finanziaria, ci sbaglieremmo, perché manca ancora fisco, sorprendente per le sue origini bucoliche. Deriva dal latino fiscus, cestello. Oltre che uova o fichi, un giorno il fiscus fu adibito a contenere la cassa di un reggimento, e divenne fiscus castrensis. Salito di grado e trasformato in robusto scrigno chidato e chiuso a chiave, divenne poi la cassa dell’Imperatore. All’innocente paroletta bastò entrare nelle istituzioni per trasformarsi in parola - incubo.
autore / intelligo
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