Infezioni e allergie nel 10% dei casi: quello che devi sapere sui tatuaggi

14 giugno 2016 ore 13:05, Adriano Scianca
Sui tatuaggi circolano molte paure infondate. Il che non significa, peraltro, che la pratica sia del tutto priva di rischi. Uno studio della Langone University di New York pubblicato da Contact Dermatitis spiega infatti che il 10% dei tattoo sviluppa una reazione avversa, che in oltre metà dei casi diventa cronica e dura oltre quattro mesi. Si va da semplici arrossamenti a reazioni allergiche che richiedono la rimozione del tatuaggio. La ricerca è stata condotta su 300 persone fermate a caso a Central Park, a cui è stato chiesto se avevano mai avuto problemi con i loro tatuaggi. Circa il 10% ha affermato di avere avuto qualche complicazione, e sei su dieci in questo gruppo hanno riportato problemi che sono durati per più di quattro mesi.

“Spesso il problema è un'infezione batterica, ma in alcuni casi quello che abbiamo trovato era sicuramente una allergia all'inchiostro - racconta Marie Leger, uno degli autori, al sito Livescience -, persone che si sono fatte un tatuaggio rosso senza problemi, poi dopo qualche anno ne hanno fatto un altro e all'improvviso entrambi hanno iniziato a prudere e a gonfiarsi”. Secondo uno studio tedesco pubblicato su Lancet il 5% dei tatuaggi genera un'infezione. Un'ulteriore ricerca ha puntato il dito anche contro i tatuaggi non permanenti, finiti nella "lista nera" a causa di una sostanza chimica allergizzante spesso presente nell'henné. 

In Italia il 3,3% dei tatuati dichiara di aver avuto complicanze o reazioni: dolore, granulomi, ispessimento della pelle, reazioni allergiche, infezioni e pus. Ma il dato, secondo l'Istituto Superiore di Sanità, è sottostimato. La maggior parte di questi (sono il 51,3%) ha sottovaluto i rischi, decidendo di non consultare nessuno, nè tatuatori nè medici.
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