Sistema immunitario effetto farmaco: l'arma delle cellule-kamikaze contro il cancro

14 giugno 2016 ore 13:01, Lucia Bigozzi
Le hanno hanno definite “cellule kamikaze”: nel nome la “mission”. E’ l’ingegneria genetica a fissare una nuova frontiera nella lotta ai tumori che colpiscono il sangue. In pratica con tecniche di ingegneria genetica vengono manipolati i linfociti T del paziente per consentire che eliminino al proprio interno le cellule tumorali. La nuova frontiera nella cura dei tumori del sangue, l'immunoterapia con cellule Car-T, "approccio complesso e ancora sperimentale, già utilizzato con successo contro la leucemia linfoblastica acuta, ma anche alcuni tipi di mielomi e linfomi", spiega Fabrizio Pane, ematologo del Policlinico Federiciano di Napoli e presidente della Società italiana di ematologia, dal Congresso europeo di ematologia (Eha) a Copenaghen. 

Sistema immunitario effetto farmaco: l'arma delle cellule-kamikaze contro il cancro
In Italia i numeri sono alti: vengono stimati in 23-24 mila i nuovi casi di tumori del sangue diagnosticati ogni anno. In pratica, proprio grazie all’ingegneria genetica le cellule del sistema immunitario
si trasformano in un killer ad altissima precisione, in grado di far scomparire la malattia e nello stesso tempo autodistruggersi quando non serve più, cioè quando la sua funzione, la mission è conclusa. I primi studi su questa strategia “personalizzata” sono stati eseguiti al policlinico Federiciano di Napoli, insieme al Baylor College di Houston. “Oggi il trattamento – spiega il professor Pane - si esegue in 6-7 centri nel mondo, a breve anche in 2 italiani. Il numero di pazienti coinvolti è ancora piccolo, ma i risultati ottenuti sono straordinari. Si arriva a far scomparire la malattia in pazienti in stadio avanzato, resistenti ai diversi tipi di terapie utilizzate in precedenza. Stando ai risultati dei diversi studi, la percentuale di remissioni è del 60%. 

In sostanza, aggiunge Pane, “il sistema immunitario stimolato diventa un farmaco contro il tumore. Le cellule T prelevate dal paziente vengano modificate geneticamente per produrre un recettore chimerico di un antigene tumorale (CAR), in grado di riconoscere e distruggere selettivamente le cellule tumorali che esprimono quel particolare antigene, una proteina”. 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]