730/unico: ritardi e dichiarazioni mendaci “sempre” responsabile il contribuente

14 giugno 2016 ore 19:32, Luca Lippi
È un periodo delicato, oltretutto il terrore di ricevere una cartella da Agenzia delle Entrate è la paura del secolo, e allora ci si rivolge a un professionista per dormire sonni tranquilli. 
E invece no! Se il commercialista non invia la dichiarazione dei redditi, o lo fa in ritardo, a risponderne è solo il suo cliente, essendo questi tenuto a controllare l’operato del commercialista.
In sostanza, se il vostro commercialista o Caf dimentica di inviare la dichiarazione dei redditi all’Agenzia delle Entrate o lo fa con ritardo, le sanzioni ricadono comunque sul contribuente. A dirlo è una recente ordinanza della Cassazione (Cass. ord. n. 11832/16 del 9.06.2016).
Quindi, oltre pagare, fare code, cercare conforto a pagamento per questioni che non afferiscono le competenze professionali di tutti, poi ci si deve occupare anche di verificare che il lavoro sia eseguito e anche a regola d’arte. Ma allora in questo modo significa che dobbiamo esclusivamente fare fede al 730 precompilato e accettarlo così com’è qualunque cosa ci sia scritto, perché provvedere in autonomia potrebbe essere lo sbaglio della vita.

730/unico: ritardi e dichiarazioni mendaci “sempre” responsabile il contribuente

Tutti gli errori professionali dell’intermediario abilitato alla trasmissione delle dichiarazioni dei redditi ricadono sul suo cliente, in quanto è su quest’ultimo che la legge addossa l’obbligo di redigere in modo fedele la dichiarazione fiscale e di presentarla all’Agenzia delle Entrate. Se il contribuente decide di “sbarazzarsi” di quest’onere, delegando un professionista, dovrà anche verificare che questi faccia correttamente il suo lavoro, portandolo a termine regolarmente.
Insomma, il contribuente resta sempre tenuto a vigilare che l’intermediario svolga il proprio mandato nei modi e tempi previsti.
In tema di sanzioni tributarie, la legge (Dlgs 472/97) stabilisce che intanto si può punire il contribuente in quanto questi sia consapevole del comportamento sanzionato. A tal fine non è necessario che la condotta sia dolosa (ossia posta in malafede); è sufficiente anche la semplice colpa, ossia la negligenza.
Non finisce qui; il contribuente ha l’obbligo di presentare la propria dichiarazione, di redigerla correttamente e di versare le imposte dovute in seguito all’autoliquidazione. 
Nell’ipotesi in cui ci si affida per tali adempimenti ad un intermediario, è suo preciso obbligo verificare che tutto sia tempestivamente eseguito. Pertanto, qualora non lo faccia, egli è punibile per “negligenza”.
Infatti, gli obblighi tributari relativi alla presentazione della dichiarazione ed alla tenuta delle scritture hanno carattere strettamente “personale”: ricadono, cioè, solo ed esclusivamente sul contribuente. Non sono quindi adempiuti dal contribuente con il semplice conferimento dell’incarico ad uno studio professionale.
In conclusione,e alla luce della sentenza della Suprema Corte, ma qual è la necessità del commercialista se poi il contribuente deve valutarne affidabilità e  competenze? Se il contribuente deve studiare e specializzarsi per controllare l’operato di un professionista, tanto vale studiare e specializzarsi per “assistersi da soli”. Chi fa per se…

autore / Luca Lippi
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