Le “licenze poetiche” di Scalfari nelle interviste con il Papa

14 luglio 2014 ore 12:59, Americo Mascarucci
Da giornalista prediletto a libero interprete del pensiero papale. Non si arresta la parabola ascendente
Le “licenze poetiche” di Scalfari nelle interviste con il Papa
di Eugenio Scalfari, il fondatore di Repubblica con cui Francesco ama dialogare frequentemente. Lo storico direttore di quello che un tempo era il primo quotidiano italiano, primato poi conquistato dal Corriere della Sera, è per sua stessa ammissione un non credente che però è affascinato da questo Papa venuto dall'America Latina, che sa parlare al mondo con semplicità e spontaneità e soprattutto non appare ingessato dal rigidismo dottrinale dei predecessori. Il Pontefice sembra ricambiare questa simpatia di Scalfari, accettando volentieri il dialogo con lui sui temi della fede e sul futuro della Chiesa. Peccato però che poi “don Eugenio” si lasci talmente suggestionare da questo privilegio da assegnare alle parole del Papa, non il loro autentico significato, ossia quello che esce direttamente dalla bocca di Francesco, ma quello che lui in cuor suo vorrebbe sentir candidamente pronunciare con quel tipico linguaggio neo latino, a metà fra italiano e spagnolo. E così, ecco che Scalfari fa dire a Francesco che fra i pedofili che lui con tanta tenacia intende punire, ci sono anche dei cardinali; e poi ancora, riferendosi alla questione del celibato dei sacerdoti, ecco spuntare un impegno del Papa a risolvere al più presto personalmente la questione. Parole che Francesco in realtà non ha mai pronunciato e che padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, si è affrettato a smentire evidenziando come già in una precedente conversazione l'anziano giornalista avesse liberamente interpretato le parole del Santo Padre attribuendogli il significato che a lui risultava più congeniale; significato che però non corrispondeva a quello del Pontefice. Si potrebbe chiamare giornalismo estemporaneo o meglio ancora giornalismo di fantasia, dove per fantasia si intende il potere di superare la realtà per raffigurare un qualcosa che si vorrebbe avere, o in questo caso sentir dire, ma che non è realmente possibile. Infatti il celibato dei sacerdoti per quanto dibattuto da anni non è certamente un argomento all'ordine del giorno dell'agenda del Papa che infatti, riferisce Padre Lombardi, nel colloquio si sarebbe limitato a dire ciò che ha ripetuto sempre, anche da semplice vescovo e cardinale; ossia che non trattandosi di un dogma di fede può essere cambiato. Ma allo stesso tempo, in tutte le dichiarazioni rilasciate su questo tema, la posizione di Bergoglio è stata altrettanto coerente e chiara; il Papa non vede motivi validi perché questa regola venga modificata. Appare quindi impossibile che a Scalfari possa aver riferito di voler risolvere personalmente la questione. Stesso discorso per i cardinali pedofili. Ammesso che sia vero e che il Papa conosca i nomi di porporati coinvolti in scandali sessuali, che bisogno c'è di dirlo pubblicamente? Per gettare discredito sulla Chiesa? Per lanciare allusioni, sospetti, ingenerare polemiche, aprire una sorta di caccia alle streghe? Appare evidente come Scalfari si lasci troppo condizionare, non tanto dalla sua devozione laica per Francesco, quanto piuttosto dal suo celeberrimo anticlericalismo. Chissà che non abbia già individuato lui stesso i cardinali presunti pedofili? Se certe libertà se le fosse prese qualsiasi altro giornalista c'è da immaginarsi quante polemiche sarebbero scaturite, nel caso di Scalfari invece nessuna polemica, nonostante la smentita ufficiale della Santa Sede che di fatto mette in evidenza la scarsa attendibilità del fondatore di Repubblica quale intervistatore prediletto di Bergoglio. Ma lui si sa è un guru dell'informazione e tutti gli è permesso, anche di interpretare liberamente il pensiero del Papa come in presenza di una licenza poetica. Che sia l'inizio di un modo nuovo di fare informazione in Italia? Del resto, non è forse vero che da noi tutto fa scuola?
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