Il mito di Live Aid 30 anni dopo: così Bob Geldof fece la storia

14 luglio 2015, Andrea De Angelis
"Tutto qui? Ricordati che chi fa vera beneficenza non si deve montare mai la testa". 

Il mito di Live Aid 30 anni dopo: così Bob Geldof fece la storia
Così la nonna di Bob Geldof
al nipote che le aveva raccontato quello che era riuscito a fare. Una prima volta che il mondo non dimenticherà mai, uno spettacolo visto da quasi il 50% della popolazione mondiale di allora. 

13 luglio 1985, Londra e Philadelphia. Sui due palchi di queste città si svolse il più importante concerto benefico della storia del rock. 

In Italia a trasmetterlo fu Raitre. Nel cuore dei telespettatori la speranza, viva, di contribuire a cambiare il mondo. Iniziando con l'aiutare l'Etiopia, vittima di una terribile carestia. 

L’idea era venuta a un musicista irlandese, l’ex leader dei Boomtown Rat, al secolo Bob Geldof, che allora solo pochi conoscevano. Per mesi contattò gli artisti di mezzo mondo per convincerli a partecipare al concerto benefico "più importante della storia", da tenersi nell'estate del 1985. 

Ci riuscì anche grazie a una strategia che, di fatto, si rivelò decisiva: chiamare un cantante e dirgli che un altro, un pezzo da novanta, avrebbe partecipato. Della serie: "Se c'è lui non posso mancare io". E poi chiamare l'altro, utilizzando lo stesso stratagemma. Il gioco è fatto e i numeri sono da record: sedici ore di diretta musicale, oltre due miliardi e mezzo di spettatori in più di cento Paesi del mondo.  

Il Live Aid raccolse circa 50 milioni di sterline, cifra triplicata nei mesi immediatamente successivi a quel 13 luglio di trent'anni fa che scrisse la storia della musica contemporanea. 
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