Tragedia greca, la capitolazione di Tsipras ha un perché

14 luglio 2015, Luca Lippi
Tragedia greca, la capitolazione di Tsipras ha un perché
Oggi saranno alle stampe i vari “coccodrilli” di Tsipras, articoli scritti perché già si sapeva tutto; la mossa di Varoufakis è stata illuminante, anche lo sgomento di Tsipras alla vittoria “insperata” è stato un segno, ma soprattutto quel “comunque vada troviamo un accordo”.

Qualche collega particolarmente intraprendente ha già consegnato “alle stampe” un articolo scritto prima del referendum che sarà pubblicato a settembre; un “vecchio” mangiatore di pane e Borsa. Anche la "Civetta", velatamente, aveva previsto tutto.

I fatti: un documento datato 8 luglio (ma in circolo già dal 6 luglio, quindi “vecchio”) è già nelle mani dei “Negoziatori Finanziari” e nelle Tesorerie delle banche prima del referendum, è un “pdf” in lingua greca. La pagina numero 7 del pdf è la lettera nella quale il governo greco fa richiesta di un prestito al “fondo salva stati”, nelle ultime tredici pagine sono indicati in dieci punti tutti i provvedimenti che il governo greco è disposto ad adottare e che attestano inoppugnabilmente la resa del governo greco ai creditori.

In alto a destra del documento si legge “Draft” che significa “bozza” (elemento necessario e sufficiente per non incorrere in problemi legali seri). E’ del tutto inconciliabile la circolazione di documenti “ufficiali”, soprattutto così importanti per il futuro dell’UE e dello stesso euro, che sia riportata la dicitura chiara e leggibile “Draft”. E’ prassi consolidata fra gli operatori di mercato, è come per i falsari che non riproducono mai banconote “identiche” all’originale perché se scoperti la pena sarebbe assai più pesante.

La capitolazione di Tsipras è addirittura clamorosa, visto che prima ha indetto un referendum per dare la parola al popolo greco e “poi” ha presentato delle proposte che, in buona sostanza, sono asimmetriche rispetto al risultato referendario.

Torniamo ad oggi: il Mes ha messo nel sacco Tsipras, sempre che lo stesso Tsipras non sia stato d’accordo egli stesso per uscire dal “cul-de-sac” nel quale si è cacciato col referendum. Il parlamento si spaccherà e il Fmi internazionale chiederà un governo tecnico per negoziare. In buona sostanza un governo eletto democraticamente sarà dichiarato illegittimo dal sistema bancario internazionale; film già visto!

A questo punto la sceneggiatura del copione si conclude, senza vincitori e vinti si procede speditamente verso la non democrazia europea.

In tutto questo Varoufakis sembra quasi dire “ve lo avevo detto!”. In realtà dichiara ufficialmente: “lui (Tsipras) ha voluto cedere, io avevo un piano!”. Vediamolo! 

Il piano di Varoufakis: è un documento piuttosto complesso, ci limiteremo a pubblicare la sostanza che si riassume in sette punti:

Primo punto, l’istituzione di un 'Consiglio fiscale'. Si trattava di un'autorità di vigilanza indipendente, prevista gia' da una legge del giugno 2014, che avrebbe monitorato la politica fiscale del governo, fornito previsioni economiche e redatto 'spending review' periodiche.

Secondo punto, la stesura della legge di Bilancio sarebbe stata lineare, con l'introduzione di tetti di spesa e meccanismi correttivi per i vari comparti della pubblica amministrazione, sottoposti a piani pluriennali di riduzione della spesa.

Terzo punto, la lotta all'evasione con particolare attenzione all'Iva, sarebbero stati istituiti "agenti delle tasse provvisori" con contratti di due mesi al massimo che sarebbero stati reclutati tra gli studenti, le casalinghe e persino tra i turisti.

Quarto punto, si parla di crediti fiscali non riscossi dal governo che, secondo Varoufakis, ammonterebbero a 76 miliardi di euro, solo 8,9 dei quali sarebbero stati però riscuotibili. Il ministro proponeva la creazione di uno schema di incentivi che avrebbe consentito di recuperare il più rapidamente possibile quanto dovuto all'erario dai cittadini greci.

Quinto punto, era dedicato ai servizi di scommesse e giochi d'azzardo online. Da questi servizi, secondo Varoufakis, sarebbe stato possibile ricavare mezzo miliardo di euro all'anno attraverso un'imposta fissa dall'importo minimo di un milione di euro per operatore da pagare il primo trimestre di ogni anno fiscale.

Sesto punto, “sburocratizzazione” accelerando la digitalizzazione della pubblica amministrazione e introducendo norme che, ad esempio, impediscano a un'amministrazione di chiedere ai cittadini documentazioni delle quali sono già in possesso.

Settimo punto, adozione di misure urgenti di carattere umanitario. Ai più poveri Varoufakis avrebbe voluto offrire buoni pasto, elettricità gratis per chi si è visto tagliare i fili per morosità e agevolazioni per gli affitti.

Varoufakis avrebbe presentato il conto di queste misure stimandone il costo totale in 200 milioni di euro, che il governo avrebbe recuperato interamente attraverso tagli alla spesa pubblica per rendere i provvedimenti "fiscalmente neutri" come chiesto dall'Eurogruppo.

La conclusione: è troppo facile, la Grecia e Tsipras è il classico caso di “momento sbagliato al posto sbagliato”. Tutto questo è il monito alla Spagna e agli elettori spagnoli.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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