Dal sogno all’incubo, misure e traditori: “ecce Grecia”

14 luglio 2015, Luca Lippi
Dal sogno all’incubo, misure e traditori: “ecce Grecia”
Tsi”Pirro” stavolta è stato sconfitto, la finanza greca è saldamente legata alla pervicacia di Mario Draghi, ma stavolta neanche il governatore italiano può fare oltre se la Grecia non farà quello che vuole l’Europa.

E’ un’umiliazione senza precedenti per la Grecia, e allora vediamo il piano che deve essere approvato dal parlamento greco entro domani:  

Privatizzazioni, la Grecia dovrà trasferire in un fondo una serie di proprietà greche per il valore di 50 miliardi di euro, che saranno poi privatizzate sotto la supervisione delle istituzioni europee. Il fondo avrà sede ad Atene e non in Lussemburgo come inizialmente previsto e sarà gestito dalle autorità greche. Venticinque miliardi del fondo saranno usati per ricapitalizzare le banche e altri istituti, mentre il resto verrà utilizzato per ridurre il rapporto tra debito e Pil e per nuovi investimenti.

I negozi dovranno essere aperti anche la domenica per rilanciare l'economia.

La rete elettrica nazionale dovrà essere privatizzata.

Aumento dell'Iva in alcuni settori.

Indipendenza dell’ufficio nazionale di statistica.

Controllo e vigilanza maggiore sugli istituti di credito.

L’Eurogruppo accoglie con favore gli impegni delle autorità greche a legiferare senza ritardo, entro il 15 luglio, un primo gruppo di misure

E se qualcuno dovesse credere che colpa di tutto questo è della Germania sbaglia.

I cospiratori sono tanti, troppi, ed è bene renderli noti perché questi compongono realmente l’umore dell’Europa dis-unita.

I cospiratori: 9 paesi chiedevano il Grexit (Finlandia-Lettonia-Lituania-Slovacchia-Austria-Germania-Belgio-Olanda e Malta). 5 Paesi erano per il salvataggio condizionato, altrimenti favorevoli al Grexit (Estonia-Irlanda-Slovenia-Portogallo e Cipro). Solo 4 i Paesi che non hanno mai voluto la Grexit (Italia-Francia-Lussemburgo e Spagna).

A stretto giro prenderemo atto dell’inutilità delle privatizzazioni (i 50 miliardi previsti sulla carta non esistono neanche nella fantasia) di reale ci sono solo le altre cifre: 25 miliardi per ricapitalizzare le banche, 12,5 per abbattere il debito e se avanza qualcosa per gli investimenti grasso che cola.

Il cavallo di Troika è nuovamente entrato ad Atene nonostante il refendum. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]