Marò, Di Stefano (CasaPound): “Vi spiego perché l'India si è ammorbidita. Ma anche il caso Berardi"

14 luglio 2015, Andrea Barcariol
Marò, Di Stefano (CasaPound): “Vi spiego perché l'India si è ammorbidita. Ma anche il caso Berardi'
Intervistato da IntelligoNews, Simone Di Stefano, vicepresidente di CasaPound, analizza due vicende che hanno alcuni punti in comune, quella dei Marò e di Roberto Berardi, l'imprenditore italiano che rientra oggi in Italia dopo 2 anni e mezzo di  detenzione in Guinea Equatoriale.

E' stato liberato Roberto Berardi, anche voi vi eravate battuti per la liberazione. Un primo commento?

«Abbiamo fatto un sit in davanti all'ambasciata della Guinea Equatoriale, scoprendo tra l'altro che noi non abbiamo un'ambasciata in Guinea. Già questo fa ridere. Un italiano era detenuto in uno Stato straniero senza che la Farnesina se ne occupasse poi troppo. Dopo un altro presidio sotto la Farnesina, non so che cosa sia cambiato ma finalmente lo hanno liberato».

Ci sono tanti italiani nelle carceri, in ogni angolo del mondo, troppo spesso dimenticati.


«E' una situazione drammatica, spesso e volentieri il nostro ministero se ne occupa poco e male. Per alcuni passano anni, certi sono in Paesi dove c'è un regime carcerario umano, altri invece stanno in posti disumani, come in Sudamerica, reclusi in carceri da film, dove regna l'anarchia e la legge del più forte. Per quanto uno possa aver sbagliato dovrebbe comunque fare il carcere in Italia. Così come vorrei che i cittadini stranieri presenti nel nostro sistema carcerario andassero a farsi la detenzione a casa loro».

Passiamo invece a un caso che di rilevanza mediatica ne ha sempre avuta molta: i Marò. L’India ha accettato l’arbitrato internazionale. Crede sia un passaggio decisivo in questo lunghissima vicenda?

«Siamo contenti se questo significa il ritorno immediato di Girone. Questo tribunale internazionale, che deve giudicare, dovrebbe dire immediatamente all'India che non c'è più motivo per trattenere il nostro soldato e farlo rispedire subito a casa».

Siamo sulla buona strada?

«Adesso sì, questo però doveva succedere oltre due anni e mezzo fa. Per prima cosa bisognava fare una pressione diplomatica di fronte al mondo per portare agli occhi di tutti quello che stava succedendo e poi immediatamente premere per l'arbitrato, invece si è fatto tutt'altro, si sono cercate altre strade e la vicenda è andata avanti per anni. Ora sembra che anche l'India si siano ammorbidita, hanno visto che ci sono in ballo diverse commesse militari nei confronti delle nostre aziende. Su questo noi eravamo già pronti, attraverso la Lega, a fare diverse interrogazioni parlamentari, affinché queste nuove commesse non partissero perché ci sembrava paradossale che l'Italia si mettesse a commerciare con uno Stato che si è comportato in questo modo. Probabilmente anche questo ha contribuito a sbloccare un po' tutto».

Che idea si è fatto della vicenda che ha visto per protagonista il segretario di Rifondazione Comunista di Rimini che ha scritto su facebook: “Ma non è ora che impicchino i due Marò?" e poi si è dimesso.

«Poveraccio, l'ho sentito ieri a La Zanzara, un uomo finito, travolto dalla sua stupidità. Le frasi idiote si pagano, da parte sua visto che è comunista, sarebbe stato più coerente mantenere la sua linea, invece oltre ad aver detto una stupidaggine sesquipedale ha anche fatto il pianto greco in tutte le trasmissioni possibili. Veramente una scena pietosa».



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