Bergoglio e la Teologia della Liberazione: dalla sfida all'abbraccio di Arrupe

14 luglio 2015, Americo Mascarucci
Bergoglio e la Teologia della Liberazione, un rapporto contrastato che vide l’attuale Pontefice molto più vicino allo scetticismo e all’aperta ostilità di Giovanni Paolo II e di Joseph Ratzinger piuttosto che alle simpatie dell’allora preposto della Compagnia di Gesù Pedro Arrupe. Che Francesco da vescovo non tenesse in grande simpatia i sostenitori di questa dottrina posta a metà fra ideologia e fede è un dato di fatto, così come è nota a tutti una certa freddezza nei rapporti fra Bergoglio e il suo superiore, Arrupe per l’appunto, che lasciò la guida dei Gesuiti proprio a causa dell’ostilità di Wojtyla. 

Bergoglio e la Teologia della Liberazione: dalla sfida all'abbraccio di Arrupe
Ebbene, la storia del crocefisso a falce e martello regalato al Papa dal presidente boliviano Morales ha riaperto il dibattito intorno ai contrastati rapporti fra Francesco e i teologi della Liberazione. 

Tuttavia sull’aereo che lo sta riportando a Roma dopo il soggiorno nella sua amata America Latina, Bergoglio è sembrato mitigare le voci di una sua irritazione relativamente al dono ricevuto da Morales. Quel crocefisso fu realizzato dal gesuita padre Espinal uno dei maggiori esponenti della Teologia ucciso dal regime militare per la sua vicinanza ai movimenti rivoluzionari di stampo marxista. Francesco spiega: “ Quel crocefisso si può inquadrare nel genere dell’arte di protesta.  Ricordo a Buenos Aires la mostra di un bravo artista argentino, c’era un Cristo su un bombardiere, era una critica al Cristianesimo alleato dell’Imperialismo. Quest’arte può essere offensiva in alcuni casi. 

Nel caso concreto Padre Espinal è stato ucciso nel 1980. Era un tempo che la Teologia della Liberazione aveva tanti filoni diversi, uno di questi usava l’analisi marxista della realtà. Il padre generale Pedro Arrupe scrisse una lettera a tutti i gesuiti sull’analisi marxista dicendo; no, non va. Bisogna considerare l’epoca, Espinal era entusiasta dell’analisi marxista. Era la sua vita, il suo pensiero, era un uomo speciale con tanta genialità umana che lottava in buona fede. Compiendo questa ermeneutica io comprendo quest’opera, per me non è stata un’offesa”. 

Insomma Bergoglio rivaluta le sue antiche posizioni? Non condanna più ma comprende i teologi della continuità fra cristianesimo e marxismo? Anche Giovanni Paolo II vedeva nella Teologia della Liberazione l’affermazione di giusti principi (chi è del resto che potrebbe contestare alla Chiesa l’opzione preferenziale per i poveri?) ma non condivideva la deriva marxista di questa dottrina che, al di là dei diversi filoni evidenziati oggi da Francesco, era pressoché predominante fino a legittimare il ricorso alla lotta armata per l’affermazione dei diritti. Era proprio la contaminazione con il marxismo che non piaceva a Wojtyla che non avrebbe mai accettato in dono quel crocefisso, lui che gli orrori del comunismo marxista li aveva conosciuti in Polonia. 

Anche Francesco sembra oggi confermare la sua distanza dalla lettura marxista della Teologia della Liberazione, ma la sua appare più una rilettura dei contesti storici, con lo scopo di rivalutare chi all’epoca è stato dalla parte sbagliata. Perché, comunque la si pensi è sbagliato ritenere che il marxismo potesse essere la via migliore per il riscatto dei poveri. Soprattutto fu sbagliata la presunzione di ritenere che il cristianesimo potesse contaminarsi con la falce e martello in nome del trionfo degli ideali evangelici. Un’utopia oltre che un colossale falso storico visto come il comunismo ha trattati la Chiesa laddove ha preso il potere. 

Ma Francesco da che parte sta? Dalla parte di chi tentò di correggere gli errori della Teologia o di chi come Espinal, il gesuita autore del discutibile crocefisso, questi errori li ha alimentati anche attraverso l’arte? 

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