Hacking Team, una storia di spionaggio: oscurità e rischi (in corso)

14 luglio 2015, intelligo

di Anna Paratore

La realtà supera la fantasia? Mai come stavolta. La storia che vi stiamo raccontando – solo in parte perché vai a sapere se c’è davvero qualcuno che la conosca tutta – potrebbe essere tranquillamente il copione di un film di Hollywood, sulla falsa riga di Mission Impossible, con magari un filo di azione in meno ma una trama parecchio più incasinata. 


Tutto parte da una società che ha sede a Milano, e che ha un nome che è tutto un programma: Hacking Team. E questo nome descrive perfettamente l’attività dell’azienda. La società in questione, infatti, si occupa di programmi molto particolari essendo “specializzata nello sviluppo e nella gestione di un software per il controllo di mezzi di comunicazione”, e bisogna dire che per parecchio tempo ha goduto di un ottimo successo.

Hacking Team, una storia di spionaggio: oscurità e rischi (in corso)
Dopo un periodo di grande espansione del settore, però, si è verificata una contrazione degli affari contestualmente al fatto che i paesi più industrializzati, e quindi più presenti in Rete per varie attività, altro non fanno che varare leggi e regolamenti restrittivi nella speranza – per la verità abbastanza vana - di mettersi al sicuro da spie e impiccioni di ogni sorta. Così, negli ultimi anni, la nostra Hacking Team non se l’è passata troppo bene tra fughe di cervelli che hanno preferito mettersi in proprio o che le sono stati scippati dalla concorrenza, e controlli continui dei servizi segreti italiani preoccupati che qualche tecnologia all’avanguardia finisse nelle mani di stati considerati non proprio amichevoli, noti anzi per essere vere e proprie dittature quando non “stati canaglia”. E del resto, se in Italia vendere questi software è ormai sempre più complicato vista la nostra capacità di creare problemi di ogni tipo a chiunque voglia fare impresa, cederli all’estero, vista anche una concorrenza agguerritissima di paesi come la Russia, Israele e gli stessi Stati Uniti, a un certo punto è sembrato diventare impossibile.


Tanto che il CEO della Hacking Team, il pur volenteroso David Vincenzetti ha anche preso in considerazione l’idea di cedere l’azienda. Non gli è riuscito ma, nel frattempo, ha avuto un’idea vincente. E’ riuscito ad elaborare un programma che mira a darknet, la parte oscura della rete, non però per hackerare e spiare singoli target come fa il software Rcs bensì violare e spiare il traffico anonimo e cifrato che passa sulla rete Tor. Roba che ai più appare oscura, ma che per chi lavora in questo settore è dannatamente appetibile. Tutto bene, quindi? Le attività della Hacking Team ripartono alla grande? Tra italiani, sauditi, russi, israeliani, indiani, americani, inglesi, e via discorrendo tutti interessati al nuovo software, tutti clienti e tutti fruitori della meravigliosa e un tantino perversa tecnologia, sembrerebbe proprio, se non fosse che arriva il colpo di scena: qualcuno viola la Hacking Team stessa e si appropria di tutto il materiale su cui può mettere le mai. 


Un evento drammatico ma non incredibile in questo campo, e la società è costretta ad emettere un comunicato stampa che recita: “Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori ed altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia”. Galileo, così si chiama il software, è dunque compromesso? Sì e no. Sì perché è stato violato, e no perché David Vincenzetti prova a metterci una toppa, facendo lavorare tutto il Team h24 su un eventuale upgrade che dovrebbe chiudere qualsiasi falla. Nel frattempo, fa un po’ di public relation parlando al telefono con chiunque dei media lo voglia intervistare e descrivendo una sorta di scenario da guerra segreta che farebbe impallidire il pur glaciale Clint Eastwood. Secondo Vincenzetti, il software è stato violato dagli uomini di uno stato estero, e non da qualche congrega di hacker della domenica. Ci vogliono risorse illimitate per portare a compimento una azione come quella, sostiene, che deve essere stata programmata con mesi di anticipo, e fa anche chiaramente capire che in realtà chi usa il software della Hacking Team sono “i buoni”, e non chiunque purché paghi tanto, come qualcuno, magri un concorrente che vuole infangare la società, sostiene. Intanto, però, 400 Gigabyte di email, informazioni riservate, fatture e soprattutto codice sorgente viaggiano indisturbati per la Rete, dove chiunque se li può prendere, e magari modificare a piacere. 


Dice infatti Raoul Chiesa, uno dei più stimati consulenti di sicurezza informatica a livello internazionale collaboratore Onu. "Chi possiede conoscenze informatiche medie, può crearsi una 'propria versione' del 'trojan' così tanto utilizzato dalle Forze dell'Ordine di mezzo mondo. Abbiamo davanti a noi un periodo oscuro durante il quale tecnologia di alto livello sarà a disposizione di diversi attori, dai giovani virgulti del mondo hacker, agli hacktivist, ai cybercriminali, alle spie industriali". Insomma, il problema è grave? Per quello che ne abbiamo capito noi, gravissimo, anche se tutti stanno cercando di sminuirlo per evitare che un’altra forma di panico si impossessi di mezzo mondo dopo la durissima crisi economica che ancora ci massacra. E dunque, che fare? La Rete pullula di consigli, ma secondo il nostro modesto parere, l’unica è rivolgersi a degli esperti veri e se si temono particolari intrusioni – non certo quelle per leggere le vostre email pepate con la segretaria – cercare di farsi mettere il sistema in sicurezza. Sempre che il danno non sia stato già fatto, nel qual caso, prendetela con filosofia: ogni epoca ha i suoi inconvenienti.

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