Assalto di Google alla pirateria: come l'algoritmo tutela il copyright degli artisti

14 luglio 2016 ore 10:18, Andrea Barcariol
Google si posiziona in prima fila anche nella lotta alla pirateria. "Grazie all’impegno degli ingegneri di Google, la stragrande maggioranza delle domande che ogni giorno gli utenti fanno al motore di ricerca offre risultati che includono solo link a siti legali - ha spiegato Katie Oyama, Senior Policy Counsel di Google - Anche se può capitare che dei link problematici compaiano nei risultati in rari casi di domande “long-tail” i nostri sistemi di elaborazione delle notifiche di rimozione per violazione del copyright gestiscono milioni di URL ogni giorno, in media in meno di 6 ore. E quando riceviamo un numero consistente di notifiche valide per lo stesso sito, i nostri algoritmi per il posizionamento nella ricerca lo fanno retrocedere nei risultati delle ricerche successive".
Un passo avanti significativo per eliminare i contenuti che non rispettano il diritto d'autore. Sul blog ufficiale di Google si legge che "Content ID è una soluzione molto efficace, tanto che oggi oltre il 98% della gestione del copyright su YouTube avviene attraverso questo strumento, mentre solo il 2% viene gestito con richieste di rimozione per violazione del diritto d’autore". Content ID, esiste da qualche anno e permette di riconoscere canzoni, film, testi protetti da copyright, segnalando al legittimo titolare dei diritti che qualcuno sta usando il suo contenuto senza permesso. A questo punto, due sono le possibilità: rimuovere il contenuto (che può essere ad esempio uno spot con una musica non concessa legalmente, una cover di un brano famoso, ma anche un vecchio film), oppure inserire una pubblicità prima del video e compensare i titolari dei diritti con i proventi dello spot. 

Assalto di Google alla pirateria: come l'algoritmo tutela il copyright degli artisti
Gli sforzi del colosso di Mountain View però non sono sufficienti secondo la Federazione Industria Musicale Italiana, "Google ha la capacità e le risorse per fare molto di più per contrastare l’incredibile quantità di musica non autorizzata che è stata caricata ed è disponibile su YouTube". Per la Fimi, "l’esperienza delle case ed etichette discografiche dimostra che il Content ID creato da Google si è dimostrato inefficiente al fine di prevenire la diffusione su YouTube di contenuti in violazione dei diritti. Editori e discografici stimano che il Content ID fallisce nell’identificazione delle registrazioni tra il 20 e il 40% delle volte".
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