Carcer Tullianum riaperto e 'con sorpresa': nella prigione di San Pietro i semi di limone

14 luglio 2016 ore 14:39, intelligo
di Luciana Palmacci  

Una passerella pensile nelle viscere del Campidoglio sfiora sospesa testimonianze millenarie inedite tra archeologia e fede, e ci porta indietro nel tempo. Più si scende più l’umidità punge la pelle, e più si scoprono scenari nuovi in un monumento sotterraneo fatto di ambienti stratificati nelle viscere del colle, dove le prove archeologiche accarezzano l’aura della memoria cristiana. Lì, al di sotto della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami, datata XVI secolo, giace il carcere più antico di Roma dove secondo l'agiografia cristiana medievale, vi furono incarcerati San Pietro e San Paolo. Edificato nel VI secolo a.C. sotto il regno di Servio Tullio, il Carcer Tullianum, conosciuto anche come Carcere Mamertino, riapre dopo un lungo periodo di scavi e lavori. 

Carcer Tullianum riaperto e 'con sorpresa': nella prigione di San Pietro i semi di limone

Per raccontare la sua l'incredibile storia, in seguito diventando luogo di culto cristiano intorno al VII secolo d.C, è stato creato un piccolo spazio museale al suo interno dove è stato collocato quanto ritrovato nel corso degli scavi. Non solo oggetti e resti vegetali e animali, ma anche gli scheletri di un uomo, di una donna e di una bambina risalenti al XI o VIII secolo a.C. e che testimoniano l'occupazione di quest'area già nell'Età del Ferro. Fino a un anno fa, quando è stata chiusa per una terza campagna di scavi archeologici, la prigione era costituita da due ambienti. Altri, ora, sono stati scoperti e saranno visitabili a partire dal 21 luglio prossimo

In uno di questi è stato anche ritrovato un affresco, databile tra il XIII e XIV secolo, raffigurante la Madonna della Misericordia. “La riapertura del Carcer Tullianum” ha spiegato Francesco Prosperetti, Soprintendente per l’area archeologica centrale di Roma “rappresenta un momento importante per la vita culturale della Capitale. Le indagini archeologiche degli ultimi anni ci restituiscono non solo un monumento celeberrimo, ma la sua straordinaria vicenda, legata a doppio filo con le origini di Roma e l’intera storia della città”. Ma tra i ritrovamenti più singolari avvenuti nel corso degli scavi è stata la polpa e i semi di un limone: “È il più antico ritrovamento di un limone in un contesto archeologico del Mediterraneo” ha spiegato il direttore archeologo per l’Area di Roma, Patrizia Fortini. “Era parte delle offerte per un rito votivo e le analisi al radiocarbonio lo datano al 14 d.C., molto prima, cioè, di quello che fino a oggi si pensava, ritenendo che il limone fosse arrivato dall’Asia”.
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