Bataclan e falle nella sicurezza: quello che non torna

14 luglio 2016 ore 14:39, Americo Mascarucci
Non si placano le polemiche sulle presunte falle alla sicurezza in occasione degli attacchi terroristi del 13 novembre 2015 a Parigi.
Nei reparti speciali del Gign, Gruppo d'intervento della gendarmeria nazionale stanno emergendo pesanti accuse nei confronti dei vertici per come è stata gestita l'emergenza al Bataclan ma stavolta non sono i parenti delle vittime a denunciare le presunte falle ma gli stessi appartenenti al Gign. 
Durante gli attentati di Parigi e l'assedio al Bataclan sono morte 130 persone.
Una lettera anonima, rivelata ieri dal Canard Enchaîné e proveniente da ambienti del Gign metterebbe sotto accusa il capo del Gign, il colonnello Hubert Bonneau.
"La sera del 13 novembre, il colonnello Bonneau ha semplicemente dimenticato di essere un gendarme. Ci vergogniamo di lui come di noi stessi", affermano gli autori della lettera. Il colonnello è accusato di essersi nascosto "dietro a competenze territoriali" e al fatto che la Gendarmeria solitamente non interviene nelle grandi metropoli lasciando questo onere alla Polizia.

Le cose che non tornano in quella notte sono molteplici. Innanzitutto l'orario. Perché gli uomini del Ging vengono allertati alle 22,26, cioè un’ora dopo le esplosioni allo Stade de France.
Il comandante del Gign avrebbe provato diverse volte a chiamare i capi della Raid e del Bri, le unità d’élite della polizia nazionale e della polizia giudiziaria di Parigi, per sapere come coordinarsi. Nessuno gli avrebbe risposto.
Il Gign riceve l’ordine di posizionare i suoi incursori in ritardo. Alle 23.06, 45 militari sono già sul posto. Aspetteranno per altre 3 ore, senza essere chiamati.
Cosa sarebbe accaduto se il Gign fosse stato mobilitato in tempo? Forse l'intervento dell'unità di élite della gendarmeria avrebbe permesso di neutralizzare prima i terroristi, dato l'elevato standard di addestramento, spesso ispirato a quello del Gis, il nucleo speciale dei carabinieri?
Non sono state le forze speciali a fermare la strage del Bataclan, ma un poliziotto di quartiere, il primo ad arrivare, alle 21.57, e a sparare su uno dei terroristi uccidendolo. È allora che gli altri due terroristi smettono di sparare sul pubblico e sono costretti a rifugiarsi in galleria.

Bataclan e falle nella sicurezza: quello che non torna
Secondo il parlamentare cristiano-democratico belga Georges Dallemagne, membro della commissione sugli attentati a Bruxelles, i soldati francesi "non sono intervenuti nel momento in cui la strage era in corso all’interno del Bataclan perché non avevano ricevuto l’ordine di intervenire. Non hanno neppure potuto prestare le loro armi ai colleghi poliziotti. I poliziotti non avevano le armi che avrebbero permesso di dare l’assalto all’interno del Bataclan. I militari non hanno potuto cedergli le armi, perché questo è vietato. Ma tutto questo è stato motivo di grande stupore per noi".
Secondo la commissione parlamentare di inchiesta sugli attentati, la mancata chiamata del Gign non è stata però un grave errore. Al Bataclan, sottolineano i relatori, c'erano già due reparti diversi. E il Gign era stato tenuto libero in caso di un altro attacco che non era da escludere. 
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