Che fine ha fatto Franca Valeri?

14 luglio 2016 ore 12:02, intelligo
di Anna Paratore

Lo sanno tutti che per un attore far piangere non è difficile, mentre riuscire a fare ridere è tutto un altro discorso. Così, di comici di grande valore non è che ce ne siano mai stati troppi. Se poi si parla di donne, il numero si assottiglia ancora di più e scende drammaticamente quando si va indietro nel tempo. Come negli anni ’50, quando cominciò la sua luminosa carriera un’attrice soprattutto brillante, ma non solo comica, che è nei cuori di tutti gli italiani: Franca Valeri, nome d’arte di Franca Maria Norsa.
Milanese, classe 1920, Franca Valeri compirà 96 anni il prossimo 31 di luglio.  Lucidissima, ama parlare di sé e non disdegna di rilasciare qualche intervista. Figlia di una famiglia borghese, di padre ebreo e madre cristiana, si salvò per un pelo dalle persecuzioni naziste, e da quell’epoca buia mutuò quella ideologia di sinistra che si è portata dietro tutta la vita, ancora oggi, quando ammette che alla sua età è troppo tardi per cambiare queste idee giuste o sbagliate che siano. 

Franca cresce tra la buona borghesia milanese e frequenta il liceo Parini, nell’unica sezione dove viene insegnata anche la lingua inglese. D’estate trascorre le sue lunghe vacanze tra Riccione, Venezia e la Svizzera, almeno finché le leggi razziali non cambiarono questa routine. La famiglia dovette rinunciare alle domestiche che da sempre vivevano in casa, mentre il padre e il fratello di Franca trovavano rifugio in Svizzera. Franca resta a Milano grazie a un documento falso, e comincia a frequentare il teatro di prosa e ad appassionarsi alla musica lirica.  I suoi amici di quell’epoca sono l’intellighenzia milanese, che ritroverà anche più tardi nella vita, soprattutto quando comincerà a lavorare a teatro. Con la fine della guerra e l’arrivo della TV, poi, le possibilità per Franca, sempre
Che fine ha fatto Franca Valeri?
eclettica, si moltiplicarono. Il suo esordio è del 1951 ne il Teatro dei Gobbi, di cui è una delle fondatrici. Recita in Rai negli sceneggiati Nel mondo di Alice e Sì, vendetta…  Nello stesso anno recita nel suo primo film "Luci del varietà" (1951), di Alberto Lattuada e Federico Fellini (al suo esordio come regista). A questo seguono molte altre pellicole, tra le quali ricordiamo "Il segno di Venere" (1955), di Dino Risi, "Il bigamo" (1955) di Luciano Emmer, "Il vedovo" (1959), di Dino Risi, "Parigi o cara" (1962), di Vittorio Caprioli e "Io, io, io... e gli altri" (1965) di Alessandro Blasetti.  Nel 1954 fa anche il suo esordio in TV dove inventa e lancia il personaggio della “signorina snob”, grandissimo successo, seguita a distanza di tempo dalla “A Sora Cecioni”, popolana  che trascorre la vita al telefono con “mammà”, anch’essa destinata ad un successo enorme.

Nel 1960, l’attrice sposa Vittorio Caprioli, attore e regista con il quale continuerà a lavorare moltissimo anche dopo il divorzio del 1974, e che conosce fin dagli anni ’40.  In seguito Franca si legherà al direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, scomparso nel 1995, con cui dà vita al premio intitolato al baritono Mattia Battistini.  Nel corso della sua lunga vita, la Valeri ha lavorato praticamente con tutti i mostri sacri del nostro cinema, della TV e non solo. In una lunga intervista, ha speso qualche parola per ognuno di loro. Ha definito De Sica come il più affascinante di tutti, e Alberto Sordi per niente tirchio ma tutt’altro. Fellini fin troppo bravo, tanto che lei ancora non è certa di aver completamente compreso tutte le sue opere. Di Totò ha detto: “Una persona molto malinconica. Sa quel luogo comune sui comici, che siano un po’ tristi? Ecco, per Totò era vero. Intelligentissimo. Con la fissa della nobiltà: si faceva chiamare principe. Insieme abbiamo fatto Totò a colori e Gli onorevoli. Nelle pause eravamo sempre in un angolo a parlare. Tutti si chiedevano: di cosa parleranno Totò e la Valeri?[…] Di cani. Totò li adorava. Io qui in casa a Roma ne ho otto. Ho anche un canile”.  Ha anche detto di Strehler che era un genio dal tocco magico, come non ne esistono più, e ha definito Eduardo “… era un cane rognoso. Con me, però, sempre simpatico”.  Ha parlato anche della Callas, per lei amante della lirica una vera magia ma anche una cara amica. Della Divina Maria detto: ”Adoro la lirica, da quando a sei anni mi portarono per la prima volta alla Scala. Maria era idolatrata: la voce di Dio. Ma come donna si è riconosciuta infelice, e purtroppo questa riflessione le ha accorciato la vita. Si è ritirata troppo presto. Certo, Onassis diede una grossa mano. Peccato, perché Pasolini stravedeva per lei. E anche Visconti, che ne fece una perfetta Anna Bolena».
Ora, a 96 anni, la Valeri si è tolta la soddisfazione di pubblicare un nuovo libro, da Einaudi La vacanza dei superstiti (e la chiamano vecchiaia), pieno del suo humor fantastico, e ci tiene a ribadire di non essere per niente affetta dal Parkinson, come qualcuno ha scritto. “Sono solo anziana e ho alcuni danni dell’età, come il fatto che non riesco più a leggere perché le lettere sono troppo piccole e di aver subito un’operazione all’anca, che ora non mi permette più di camminare spedita come prima. Il tremore che qualcuno ha notato è solo un tremito ereditario, che aveva anche mio padre, che rideva beffardo quando spandeva sul piattino un po’ di caffè.”  
La sua ultima apparizione televisiva è datata 9 giugno 2016 quando è stata intervistata da Pino Strabioli a "Colpo di scena", su Rai3. Per il resto, trascorre il suo tempo nella bella casa di Trevignano, sulle rive del lago di Bracciano che con un lascito  ha destinato al WWF subito dopo la sua morte. E siamo sicuri che così tanti fantastici ricordi a tenerle compagnia, e l’amore del suo pubblico che sempre l’accompagna, non si sentirà mai sola.

autore / intelligo
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