Refuge Lgbt, Mancuso: "Primo esempio illluminato per vittime di violenza. In attesa della legge sull'omofobia"

14 luglio 2016 ore 12:24, Lucia Bigozzi
“E’ un servizio completo rivolto ai giovani. E’ una buona sinergia tra privato sociale e pubblico. Abbiamo avuto la legge sulle unioni civili, bisognerà poi ottenere quella sui matrimoni ma chissà quanto ci vorrà; manca ancora la legge sull’omofobia, quindi è molto illuminato cominciare a organizzare i servizi, perché dalle parole occorre passare ai fatti”. Così Aurelio Mancuso, leader di Equality spiega Refuge, la prima struttura anti-violenza per giovani omosessuali, nell’intervista con Intelligonews. 

Da cosa e perché nasce 'Refuge' e che tipo di sostegno viene dato ai ragazzi oltre all’aspetto psicologico?

"Lo scopo è dare assistenza e proprio rifugio ai giovani perché la struttura si rivolge ai ragazzi dai 18 ai 26 anni, ragazzi che in famiglia possono avere problemi di discriminazione, di situazioni complesse nei rapporti coi genitori. E’ una struttura sulla scorta di esempi che ci sono in tutt’Europa, ovvero strutture di tipo protettivo dell’incolumità delle persone. In Italia arriviamo buoni ultimi, ma almeno un primo segnale c’è". 

Refuge Lgbt, Mancuso: 'Primo esempio illluminato per vittime di violenza. In attesa della legge sull'omofobia'
Oltre al sostegno psicologico quale altri servizi vengono garantiti ai giovani omosessuali?

"C’è anche un sostegno legale, ma anche un sostegno di tipo formativo se i ragazzi stanno facendo scuola o di orientamento lavorativo: è un servizio completo, infatti il coinvolgimento di Croce Rossa e Gay Center è un’ottima cosa perché ha un visione corretta sui servizi rivolte a persone che hanno momenti di difficoltà".

Croce Rossa ma anche la Chiesa Valdese nel sostegno al progetto con il contributo economico della Regione Lazio. Anche lei con Equality collabora? 

"No, io non collaboro ma se ne parla da anni. C’è stata un’evoluzione da parte di Croce Rossa e Gay Center insieme alla Regione Lazio e ho visto che c’è anche un finanziamento che proviene dall’8 per mille della Chiesa Valdese e della Città Metropolitana; insomma è una buona sinergia tra privato sociale e pubblico. E su questo Croce Rossa e Gay Center hanno lavorato da anni. Il fatto che apra è davvero un ottimo segnale. In Italia per ora è il primo esempio".

Perché proprio Roma? C’è un’emergenza particolare?

"Intanto Roma è la città più importante e grande d’Italia e purtroppo negli ultimi anni ha avuto diversi episodi legati a maltrattamenti, alle violenze in famiglia e non solo e soprattutto di giovani e giovanissimi perché questo è il tema che porta all’omofobia violenta. E’ chiaro che esiste la volontà da parte delle istituzioni ma anche delle associazioni Lgbt di interpretare questa fase nuova rivolgendosi ai servizi. In sostanza: abbiamo avuto la legge sulle unioni civili, bisognerà poi ottenere quella sui matrimoni ma chissà quanto ci vorrà; manca ancora la legge sull’omofobia, quindi è molto illuminato cominciare a organizzare i servizi, perché dalle parole occorre passare ai fatti". 

Quanti sono i giovani omosessuali vittime di violenza a Roma? Esistono dati precisi?

"Non ho dati in questo senso. So che la linea telefonica Gay Help Line gestita da Gay Center raccoglie centinaia se non migliaia di richieste di aiuto ogni anno. E’ chiaro che c’è una situazione particolare a Roma, una città negli ultimi anni abbandonata dalla politica rispetto ai temi della solitudine, specie quella giovanile, il tema della non qualificazione delle periferie. E’ una città molto grande male organizzata dove le forme di bullismo nella scuola, di solitudine nella famiglia si acuiscono". 

Il governatore del Lazio ha annunciato lo stanziamento di 4 milioni per altre strutture anti-violenza. Come risponde a chi indica altre priorità dettate dalla crisi e sostiene che sono soldi buttati? 

"Invece queste strutture affrontano proprio la crisi. Intanto i 4 milioni è l’aumento di capitalizzazione del bilancio rispetto ai Centri anti-violenza per le donne, opera benemerita. Chi critica questo non capisce che è proprio la crisi che produce più violenza e quindi oltre a investimenti economici necessari a livello nazionale è molto importante che enti di prossimità si occupino di aiutare le persone in difficoltà. Aggiungo: quelli che poi sui social e i giornali piangono quando un ragazzo viene picchiato o una donna violentata, poi non si lamentino se non ci sono strutture. Per affrontare questi casi, infatti, servono strutture adeguate di aiuto". 

autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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