"Vi spiego come sarà legalizzata la cannabis": parla Palma, l'estensore della legge Giachetti

14 luglio 2016 ore 13:11, Andrea De Angelis
Arriverà in Aula alla Camera il prossimo lunedì 25 luglio e sarà la prima volta che una legge sulla legalizzazione della cannabis entra nel Parlamento italiano. A Montecitorio le commissioni congiunte di Giustizia e Affari sociali hanno adottato il testo unico da portare in votazione ai deputati, il cosiddetto «testo Giachetti», sebbene quella proposta sia stata in realtà materialmente redatta da un intergruppo formato da deputati e senatori creato e coordinato dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova.
IntelligoNews ne ha parlato con Carmelo Palma, coordinatore della redazione del progetto di legge presentato dall'intergruppo "cannabis legale"... 

Come si è arrivati alle quantità di 15 grammi a casa e 5 grammi assumibili fuori?
"Sono 5 grammi di detenzione lecita che diventano 15 nel privato domicilio. Sono quantità stabilite ovviamente in modo discrezionale, ma in modo coerente rispetto alle quotidiane abitudini dei consumatori regolari di cannabis. Sono quantità già presenti in altri progetti di legge depositati precedentemente all'intergruppo che, come noto, è un testo che ha coordinato e impacchettato proposte legislative già depositate alla Camera e al Senato. Misure compatibili con un consumo individuale, come un fumatore di tabacco non compra tre sigarette, allo stesso modo è credibile che un consumatore che non ha nessun altra intezione rispetto alla sostanza detenuta, se non quella di consumarla, possa girare con 5 grammi in tasca e possa avere in casa una riserva di 15 grammi". 

Quantità dunque legate al consumo del singolo?
"Esatto, ed è una precisazione molto importante. Qualunque attività di spaccio, anche inferiore a queste quantità, continua ad essere punita. Uno può tenere cinque grammi in tasca, ma se decide di venderne due è ovviamente sanzionato con le stesse norme che ci sono oggi e che puniscono lo spaccio. Se uno ha cinque grammi non è che può vendere cinque grammi, ma può consumarli. E se ne ha quindici nel privato domicilio non può ovviamente venderli". 

L'altro punto è quella della necessaria comunicazione ai Monopoli. L'autocoltivazione può cominciare solo dopo la comunicazione e vale la regola del silenzio assenso. Siamo alla differenza tra liberalizzazione e legalizzazione? C'è chi dice che una volta passata la legge ognuno farà come vuole, altro che Monopoli. Come risponde?
"Facciamo chiarezza. La comunicazione ai Monopoli, che vigila sul sistema del mercato legale, vale per la coltivazione e la produzione al fine di vendita legale. Non vale per il possesso. Se detengo cinque grammi, dunque, non devo comunicare i miei cinque grammi. Devo comunicare all'Agenzia dei Monopoli se sono un produttore nel sistema di mercato legale che la legge introduce l'intenzione appunto di produrre per il mercato legale. La cosa è importante anche a garanzia di chi coltiva. Facciamo un esempio banale: se in due campi confinanti ci sono due piantagioni, una nei limiti delle cinque piante previste dalla legge, un'altra inferiore o superiore, che cosa distingue per i Carabinieri chi coltiva per il mercato illegale e chi autocoltiva per il proprio consumo? Il fatto che uno dei due abbia comunicato l'intenzione di autocoltivare per il proprio consumo. La comunicazione consente a chi coltiva per consumo personale di non essere scambiato per uno che coltiva per il mercato illegale". 

La Direzione Nazionale Antimafia si è espressa a favore della legalizzazione della cannabis. Davvero un simile provvedimento contrasta lo spaccio delle mafie, è questa la vostra chiave di lettura?
"Sì, è questa la prima chiave di lettura. In Italia esiste un mercato stimato mediamente intorno ai 7 miliardi di euro, ci sono circa 4 milioni di consumatori regolari di cannabis nel nostro Paese. Il mercato legalizzato non estingue di per sé la possibilità che a margine del mercato legale vi sia un'attività illegale, ma crea una situazione nuova. Un mercato legale che mette ai margini il provvedimento. Dunque la proposta di legge ha un duplice obiettivo: impedire che 7 miliardi di euro diventino profitto dei criminali e impedire che 4 milioni di persone diventino merce di organizzazioni criminali. 

Quattro milioni di persone vuol dire un italiano su quindici?
"Sì, ovviamente con abitudini diverse. Chi la consuma una volta alla settimana, chi una volta al mese, chi regolarmente. Ripeto, le stime ufficiali dicono questo e parlano appunto di 7 miliardi di euro. Se la Direzione Nazionale Antimafia dichiara di essere favorevole, è evidente che per prima capisce come un simile provvedimento possa estinguere un mercato imponente".

Con quali professionisti e quali realtà del settore vi siete interfacciati prima di arrivare a un simile testo? Medici, scienziati, giuristi?
"Il testo è stato redatto in un'attività di coordinamento parlamentare, impacchettava testi già depositati rendendo organico un lavoro di numerosi parlamentari. Il lavoro di audizione è stato fatto successivamente alla presentazione. In Parlamento ci sono state cinque o sei sedute di audizione in cui sono stati consultati economisti, giuristi, medici, psichiatri, psicologi, esperti nelle politiche di contrasto alla criminalità. Ovviamente si trovano pareri favorevoli e contrari. Il concetto è questo: noi non dovevamo fare delle audizioni preventive, il parere favorevole di una parte consistente del mondo scientifico e di chi si occupa di contrasto alla criminalità era noto. Non abbiamo fatto un lavoro preventivo di audizione".


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