Cannabis dei liberal e radical chic: che faremo quando loro figli saranno capostazione?

14 luglio 2016 ore 14:16, Fabio Torriero
Non è una legge civile, ma un provvedimento barbarico. I nomi per vendere questo imbroglio sono tanti: legalizzazione, liberalizzazione, controllo, regolamentazione; ma la sostanza (stupefacente) è una sola. Se verrà approvata, i giovani (e non solo) saranno legittimati, autorizzati a rimbambirsi, annullarsi, sballarsi, suicidarsi socialmente, con le proprie mani, “per legge dello Stato”. Nel nome e nel segno di quella cultura “liberal-libertaria”, che scambia (per meglio dire, spaccia) i vizi e i desideri per diritti.
E’ quella “società radicale di massa” (basta mettere insieme ogni pezzo che il governo Renzi e la sua maggioranza di centro-sinistra, con qualche utile idiota “laicista” del centro-destra: dalle adozioni gay, alle unioni civili, ai matrimoni gay all’eutanasia, al divorzio-lampo, dalla legalizzazione delle droghe leggere all’eutanasia, al gender nelle scuole), che Pier Paolo Pasolini, già nel 1974 aveva compreso e scomunicato (“la società dell’edonismo di massa, l’omologazione finto-tollerante, che amandoti ti uccide”; “la società non dei diritti civili, ma dei diritti del consumatore”).

Cannabis dei liberal e radical chic: che faremo quando loro figli saranno capostazione?
Dunque, secondo il testo che sarà discusso, chiunque (i nostri giovani), potrà tenere liberamente in casa fino a 15 grammi di cannabis; e anche di più, se dimostra che lo fa per scopi curativi (e dai la corsa a chi è più malato); e potrà circolare in pubblico, sempre liberamente, con 5 grammi. E come se non bastasse, sarà possibile associarsi con altri per la “coltivazione collettiva di cannabis”, una sorta di “cannabis social club”, modello-Spagna, per “attenuare il monopolio pubblico”.

Pensate che bella società si prepara: accannati, storditi dentro casa, in giro per le strade e fuori nel club ad hoc (associazioni di storditi). 

1) Effetti delle canne. Visto che studiosi, scienziati e medici, affermano che con la cannabis si bruciano i neuroni del cervello (rallentamento nelle reazioni, nell’apprendimento, nella concentrazione etc); chi tutelerà la società da piloti, macchinisti di treni, controllori di stazioni, conducenti di auto, medici, professori etc, accannati? Dopo si correrà ai ripari come per il fumo e l’alcol? Si contempleranno forme di aggravante o di attenuante da cannabis, su reati come la violenza, gli stupri, gli omicidi?

2) Nel dibattito e nel cuore della legge che sarà presentata alla Camera il prossimo 25 luglio, il tema non è ovviamente la salute dei consumatori di droga (nessuno, tra gli anti-proibizionisti, infatti, ha il coraggio di negare che la droga faccia male e che sia un diritto); ma come al solito, l’operazione “raffinata” è trasformare un tema etico, valoriale, sociale e civile, in un tema economico (sottraiamo i proventi alla criminalità), col benestare pure dell’Antimafia (che ha preso una grossa cantonata). La criminalità alzerà subito l’asticella verso altre forme di droga oggi più popolari (droghe liquide, sintetiche e il business sarà intonso);

3) Perché non si ha il coraggio di affermare che lo Stato deve fare cassa (sulla pelle dei giovani che si suicidano)? Molto presto, oltre allo “Stato spacciatore” (la storia del metadone di Stato si è rivelato un autentico fallimento), ci ritroveremo uno “Stato pappone” (il futuro appuntamento sarà con le prostitute che pagano le tasse), tutto studiato per irrobustire il Pil. Curiosi questi “liberali-libertari”, che vogliono in economia lo Stato “al minimo” (un vigile urbano che fa passare tutto e il contrario di tutto), e invece, sulla vita dei cittadini, pretendono uno Stato “al massimo”, Stato-pappone, Stato-spacciatore;

4) Con questo provvedimento si cancella anche filosoficamente l’idea di uno Stato che “ha cura”, che difende la salute dei giovani, degli anziani, dei deboli; ma si rimanda alla “libera” scelta dei soggetti (individualismo puro), il loro diritto pure di suicidarsi a vario modo e a vario titolo. Ma stiamo sicuri: a suicidarsi non saranno mai (salvo pochi esempi sfortunati) i figli delle èlites intellettuali, politiche, economiche, radical-chic, quelli che trovano sempre lavoro, quelli che cascano sempre in piedi; ma a rimetterci le penne saranno unicamente i figli dei poveracci, i giovani periferici, senza speranza e senza futuro, che si rifugiano nel nichilismo e nell’autodistruzione. Insomma, che si tolgono di mezzo da soli;

5) Pensate che bella scena: a casa di costoro, i radical chic, i nazi-buonisti, i liberal, (è il mio augurio), una sera torna il figlio che ha una dipendenza incurabile, viene bocciato a scuola, non fa sport, e non pensa nemmeno di lavorare (d'altronde lo spinello crea immediata dipendenza; quindi, la divisione tra droghe leggere e pesanti è una cazzata); e torna a casa la figlia che annuncia il suo nuovo lavoro con tanto di Partita-Iva (peccato che farà la prostituta). Che faranno queste élites? Li manderanno in una casa di cura specializzata, o in una scuola (molto privata) all’estero? Cominceranno a capire qualcosa?

Non è possibile che possa prevalere nella società italiana questa cultura. Bisogna reagire: lo Stato non può legittimare princìpi di morte.
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