Prostituzione, appello di don Aldo Buonaiuto al Direttorio 5S: "Incontriamoci guardatele in faccia"

14 luglio 2016 ore 23:59, Andrea De Angelis
Un'iniziativa contro lo sfruttamento della prostituzione partita da una delle voci più autorevoli del panorama nazionale e arrivata fino in Parlamento. Ieri alla Camera è stata presentata la campagna «Questo è il mio corpo». A farlo la Comunità Papa Giovanni XXIII, creatura preziosa di don Oreste Benzi che da anni è in prima linea contro la piaga della prostituzione e che attualmente accoglie oltre centocinquanta giovani donne in regime di protezione. In un quarto di secolo la Papa Giovanni ha liberato migliaia di donne dalla schiavitù della prostituzione. L'iniziativa ha ottenuto ampi consensi in Parlamento, ma non quello del Movimento 5 Stelle. IntelligoNews ne ha parlato con don Aldo Buonaiuto, tra i volti più noti dell'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e storico collaboratore di don Oreste Benzi...

Il Movimento 5 Stelle non dice sì alla vostra iniziativa. Il presidente Ramonda si è sfogato parlando di paradosso di "un partito che sostiene di voler difendere la dignità delle donne e della persona". Trova anche lei grave quanto accaduto?
"Ognuno dovrebbe avere la libertà di sottoscrivere una legge, appoggiando anche trasversalmente in Parlamento proposte che gli sembrano più congeniali non solo alla linea del partito, ma per alcuni argomenti sensibili che toccano la dignità, l'inviolabilità della persona. Devono avere la possibilità di aderire. Nel caso specifico il presidente Ramonda ha fatto una giusta sottolineatura, cioè quella della meraviglia e della sorpresa. In tutto il Movimento non c'è un solo deputato che abbia accolto una proposta che è in linea con quel modello nordico che l'Europa chiede agli Stati membri di adottare. La punibilità del cliente". 

In cosa consiste?
"Non tanto nel legalizzare o meno la prostituzione, ma nel combattere la domanda che fomenta l'offerta di persone che arrivano in Italia attraverso la tratta di esseri umani per motivi legati allo sfruttamento della prostituzione". 

La proposta promossa da un gruppo trasversale di parlamentari, prima firmataria Caterina Bini, chiede anche l’introduzione di sanzioni per chi si avvale delle prestazioni sessuali di soggetti che esercitano la prostituzione.
"Noi sosteniamo da sempre questa linea perché è quella che contrasta il cliente non solo in quanto primo responsabile della prostituzione. La proposta porta un cambiamento culturale". 

Altresì importante è specificare che non stiamo parlando di prostitute di alberghi di lusso o salotti privati, ma di donne sfruttate sui marciapiedi. Altrimenti si cade nella facile risposta del "sono libere di farlo, lo vogliono loro". Qui parliamo di schiavitù?
"Da oltre trent'anni andiamo nelle strade d'Italia e del mondo, nei quaranta Paesi in cui ci troviamo. Parliamo della prostituzione coatta, di quella che al 99% si trova sulle strade, nei marciapiedi. Prostituzione che nulla ha a che vedere con quella che possiamo trovare negli alberghi a cinque stelle o nelle case di lusso, di donne che scelgono di prostituirsi. Scelte che, dobbiamo ricordarlo, hanno sempre uno stato di bisogno alle spalle. Dire che sia normale per una persona, donna o uomo che sia, prostituirsi è comunque una grande menzogna e oscenità".

C'è un dialogo tra la Chiesa e il Movimento 5 Stelle, una forza importante come dicono chiaramente i numeri. Eppure, si pensi all'assessorato alle famiglie di Torino, i primi segnali sembrano andare in una direzione ben precisa. Ha anche lei questa sensazione? Si va verso una società radicale di massa anche a causa della cosiddetta nuova politica?
"Noi auspichiamo che questa cosiddetta nuova politica sia veramente nuova non a parole, ma nei fatti. Una politica che non abbia paura di interagire con i cittadini che sono anche, come noi, realtà associative che hanno esperienze. Confrontarsi cioè con chi ha esperienza sui vari campi particolari, come in questo caso sui settori deboli della società. Bisognerebbe mostrare questa capacità di voler dialogare e capire. In questo caso nessun deputato ha manifestato la volontà di voler capire, ma noi auspichiamo di poter avere un confronto". 

Vogliamo lanciare un appello a un membro del Direttorio? Incontriamoci e parliamo dell'iniziativa.
"Incontriamoci e capiamo innanzitutto chi sono le donne che si trovano sulle strade, chiamate oggi prostitute oggi in Italia sia sulle strade che nei night, negli alberghi. La nostra esperienza ci dice che queste donne una volta liberate, se ci si riesce, sono nelle nostre case. Qualcuno del Movimento, come riportato oggi da Avvenire, ha anche trascorso del tempo nelle nostre realtà. Quindi chi deve sapere sa, noi non parliamo per sentito dire, ma perché siamo proprio sul campo. Portiamo esperienze concrete e siamo più che disponibili a incontrare chi non ha paura a confrontarsi con la realtà".
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