Marò, se il buongiorno si vede dal mattino...

14 maggio 2014 ore 9:42, Americo Mascarucci
Marò, se il buongiorno si vede dal mattino...
Facciamo un riassunto: dove siamo rimasti. 
Quale sarà il futuro dei nostri fucilieri detenuti in India? Secondo i sondaggi la destra rappresentata dal partito nazionalista indù, il Partito popolare indiano, avrebbe riportato una schiacciante vittoria, ed il suo leader Narendra Modi si appresterebbe a governare il Paese. Il Partito del Congresso di Raul Gandhi, figlio dell’italiana Sonia Gandhi, sembra aver riportato la peggiore sconfitta mai subita dal centrosinistra indiano nella storia recente, con un numero di seggi molto ridotto. Del resto la sconfitta del clan Gandhi era prevedibilissima e ampiamente preannunciata dai risultati delle amministrative dell’autunno scorso che videro il Partito del Congresso perdere roccaforti storiche. Che ne sarà dunque degli ufficiali di marina  Salvatore Girone e Massimiliano Latorre detenuti in India da oltre due anni con l’accusa di omicidio per aver ucciso due pescatori nell’ambito di un’operazione anti pirateria? La situazione certamente per loro sembrerebbe complicarsi ed anche notevolmente. I nazionalisti sono stati infatti quelli che, da quando è esploso il caso, hanno chiesto con più forza la condanna dei due fucilieri. E’ vero, c’erano le elezioni all’orizzonte e Girone e Latorre avevano la colpa di essere italiani e dunque connazionali della signora Gandhi. All’opposizione è dunque tornato utile “sparare” sui marò per dare addosso alla leader socialista, accusandola di favorire gli interessi dell’Italia a scapito del diritto dei familiari dei due pescatori di avere giustizia. E la signora Gandhi per tutta risposta, proprio al fine di non subire strumentalizzazioni politiche e fornire acqua al mulino della propaganda avversaria, si è adeguata al sentimento giustizialista del popolo indiano. Adesso la campagna elettorale è finita e se è vero che la destra ha vinto di misura e che l’epopea Gandhi può considerarsi conclusa, non dovrebbero sussistere più motivi politici per allungare ancora i tempi delle decisioni. Se il problema era l’italianità di Sonia Gandhi, ora che questa non è più in grado di controllare il governo e la magistratura, nulla impedisce di risolvere una volta per tutte il caso, magari con un accordo fra Italia e India che metta fine al braccio di ferro fra i due paesi. Tuttavia il nazionalismo induista fa paura e l’orgoglio nazionale indiano potrebbe complicare ancora di più una partita diplomatica finora giocata con difficoltà e avendo dall’altra parte, quella indiana, la più totale inaffidabilità. Di fronte alle proteste internazionali, dopo aver a lungo tergiversato sull’argomento, l’India ha assicurato che i due marò non saranno condannati a morte, anche se il tipo di reato per cui sono accusati, ossia quello di atto terroristico, prevede proprio la pena capitale. Quel che è certo ad oggi è che l’India ha voluto voltare pagina, mettendo la parola fine allo strapotere di una famiglia che, nel bene o nel male, ha legato i suoi destini a quelli della nazione. Il leader della destra ha avuto buon gioco a fare leva sul malcontento del Paese per l’aumento della disoccupazione e del divario fra classi ricche e povere, accusando i Gandhi di tutelare più i propri interessi che quelli della collettività. Sonia Gandhi, a torto o a ragione, è stata accusata di avere ingenti ricchezze depositate all’estero, frutto della corruzione endemica che caratterizza la pubblica amministrazione. Ma evidentemente questi argomenti non erano sufficienti a Modi per distruggere la credibilità politica dei Gandhi e ha trovato utile sfruttare anche a proprio vantaggio la questione dei due fucilieri, purtroppo per loro italiani come la “lady di ferro” indiana. A giudicare dai risultati delle urne ha avuto ragione ed è per questo che appare difficile pensare che per i due marò il futuro possa presentarsi a tinte chiare. Speriamo di sbagliarci e di essere smentiti dai fatti. Ma se il buongiorno si vede dal mattino!  
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