E se avesse ragione Mario Draghi?

14 maggio 2014, intelligo
E se avesse ragione Mario Draghi?
di Gianfranco Librandi Se invece di farsi sanguinare le orecchie ad ascoltare inconcludenti dibattiti pre-elettorali su Euro “SI” Euro “NO”, concentrassimo l’attenzione sulle parole di Draghi che da solo sta combattendo sul fronte russo per salvare l’Europa e l’Euro invocando quello che il nuovo parlamento europeo dovrà realmente realizzare per conferire un’identità politica ed economica uniforme all’UE? Andando con ordine, le politiche di austerità cominciano a dare qualche piccolissimo segnale positivo, purtroppo il fatto che si sia sottovalutato e affrontato con leggerezza e scarsa competenza al crac greco (due anni fa) ha disperso enormi risorse, e le politiche di rigore non hanno produrre risultati più evidenti. L’euro non c’entra niente, e MAI avrà una responsabilità diretta che è ascrivibile esclusivamente alle politiche dell’Unione. La Merkel ha sbagliato tutto con la Grecia, e chi le è andato dietro, ha commesso l’errore più grande. E’ un dato reale, però, che l’Irlanda si finanzia a costi inferiori rispetto a quanto sia in grado di fare la Gran Bretagna con la Sterlina, il Portogallo riesce a emettere debito senza l’aiuto di Mario Draghi, la Spagna pare sia ben indirizzata sulla via della ripresa, manca all’appello solamente l’Italia che cincischia improduttivamente su questioni di lana caprina invece di mettersi al lavoro seriamente. Mario Draghi da almeno un mese sta gridando che il pericolo reale per l’Euro sta arrivando dalla Russia. La crisi Ucraina e le sanzioni alla Russia avranno una ricaduta negativa in Europa. I motivi derivano dalla decisione della politica di stringere alleanze con Putin, non una mossa economica, agevolando la volontà di apertura attraverso investimenti massicci a Mosca. In questo modo banche, settore energetico e difesa stanno tremando alla svalutazione prepotente del Rublo ridimensionando (oltre che danneggiando i bilanci delle società partecipate) tutti gli scambi mercantili intasando una via per le esportazioni che avrà ricadute perniciose soprattutto per Germania Italia e Francia. L’emorragia di euro dalla Russia ha investito l’Europa apprezzando il cambio della Moneta unica sul Dollaro in maniera preoccupante, l’inflazione si avvicina pericolosamente a quel punto oltre il quale si configura la DEFLAZIONE, e Mario Draghi sta minacciando (in realtà aspetta risposte o un via libera) misure non convenzionali (Eurobond) per frenare la rivalutazione dell’euro. Draghi in questo modo sta dicendo a tutti, elettori compresi, che se Germania Italia e Francia fossero rimasti con la loro valuta ora saremmo stati spazzati via come briciole. Non è errato affermare che l’Euro abbia divaricato le divergenze fra i paesi che l’hanno adottato, ma la responsabilità non è del mezzo (l’Euro) ma delle politiche fiscali e salariali che non si uniformano, e l’Italia in questo è stata troppo attendista. Tutti portano ad esempio gli Stati uniti d’America, ma nessuno ricorda che oltreoceano dopo un secolo impiegato ad aggiustare il potere d’acquisto degli americani attraverso politiche fiscali e salariali comuni ha badato a costituire il prestatore di ultima istanza (la Federal Reserve) creando la vera unità monetaria. Draghi chiede l’abbattimento della repulsione ideologica all’emissione di EUROBOND, unica via per dare un segnale forte contro ogni speculazione ostile avverso l’Europa, in questo modo conferendo “personalità” alla moneta unica seppure non ancora confortata da unità politica e di bilancio dei paesi membri. Basterebbe trasmettere le dichiarazioni di Mario Draghi per far comprendere che parlare di Euro è del tutto inutile e forviante. Ormai fra spallate e scaramucce, siamo sullo stesso carro. Sembrerebbe quasi che la crisi Ucraina sia stata montata per scongiurare il fallimento della UE
autore / intelligo
caricamento in corso...
caricamento in corso...
[Template ADV/Publy/article_bottom_right not found]