Unioni civili... ma la coppia Renzi-Alfano rischia un "brutto" divorzio

14 maggio 2015, Americo Mascarucci
Unioni civili... ma la coppia Renzi-Alfano rischia un 'brutto' divorzio
“Il disegno di legge Cirinnà sulle unioni di fatto è inutile, perché i diritti dei conviventi sono già ampiamente garantiti”. E’ quanto sostengono gli esponenti del comitato “Sì alla Famiglia” in base ad un rapporto stilato e pubblicato dal magistrato Alfredo Mantovano. 

In pratica, in questo documento si cerca di spiegare come l’obiettivo di fondo che ispira il ddl Cirinnà sia privo di senso in quanto in Italia non è affatto vero che non esistano garanzie per quelle coppie che scelgono di convivere senza sposarsi. E a detta del magistrato la dimostrazione sta nelle ripetute sentenze della Corte di Cassazione e della Consulta che in pratica vanno a soddisfare quasi sempre le richieste delle coppie di fatto. 

E allora perché andare ad approvare un’altra legge che come spirito sembra avere soltanto quello di penalizzare l’istituto della famiglia? Mantovano ad esempio accusa i sindaci che in questi anni si sono affannati ad istituire i cosiddetti registri delle unioni civili nei Comuni, ricordando loro che le anagrafi da regolamento sono costituite da schede individuali, di famiglia e di convivenza. Le uniche tutela che secondo il rapporto non sono ammesse per le unioni civili riguardano la reversibilità della pensione e la possibilità di adottare figli. Per il resto non esisterebbero, a detta del Comitato in difesa della famiglia, penalizzazioni di sorta sul piano dell’assistenza sanitaria al convivente, né discriminazioni fra figli di coppie regolarmente sposate e conviventi, né ancora penalità nell’assegnazione di alloggi popolari. 

E allora? Il problema sta proprio in quelle due eccezioni sopra citate. Ma per Mantovano è impossibile accettare lo spirito del ddl Cirinnà proprio perché aprendo alla reversibilità delle pensioni e alla possibilità di adottare figli, di fatto viene a snaturare l’istituto della famiglia fondata sul matrimonio. 

Sul primo aspetto, quello appunto della reversibilità delle pensioni, c’è innanzitutto un problema di natura economica dettato da pesanti aggravi a carico dello Stato (secondo il senatore dell’Ncd Maurizio Sacconi l’aggravio economico si aggirerebbe nell’ordine dei 300 milioni). Mentre per ciò che riguarda il secondo aspetto, quello cioè legato alla possibilità di adottare figli, si solleva un problema di ordine etico ed educativo. 

Secondo il Comitato “Si alla Famiglia” dietro il pretesto di riconoscere diritti ai conviventi si nasconderebbe solo ed esclusivamente il tentativo di concedere diritti alle coppie gay, equiparandole alla famiglia e concedendo loro la possibilità di adottare figli. Del resto il sottosegretario Ivan Scalfarotto ebbe ad ammetterlo senza troppi giri di parole: “La legge va fatta per tutelare le coppie gay, non le coppie etero che hanno scelto di convivere perché queste, se vogliono regolarizzare il proprio rapporto, possono ricorrere sempre al matrimonio”. Un discorso che sotto certi aspetti non fa una piega e fotografa la realtà della situazione. Ma proporre un disegno di legge unicamente rivolto a tutelare i diritti delle coppie omosessuali sarebbe stato forse troppo difficile da far accettare ai recalcitranti parlamentari cattolici tanto della maggioranza di governo che dell’opposizione. 

E allora ecco che il ddl ha raccolto sotto il proprio ombrello protettivo le convivenze in senso ampio, facendo intendere tuttavia come anche le coppie gay vadano intese come tali. La senatrice Cirinnà nei mesi scorsi è già stata protagonista di duri scontri con i rappresentanti dei comitati in difesa della famiglia che l’hanno accusata di voler distruggere l’istituto del matrimonio, accusa che le stanno lanciando anche i colleghi della sua stessa maggioranza, i cattolici del Pd e quelli del Nuovo centrodestra in particolare. 

La strada per l’approvazione del ddl si presenta tutta in salita, soprattutto perché da parte cattolica c’è la volontà di marcare stretto il laicismo renziano, figlio più autentico di quella cultura da “cattolico adulto” che provocò la caduta del secondo governo Prodi. La presunzione cioè di essere cattolici ma autonomi dalle gerarchie e di non farsi dettare l’agenda delle riforme dai vescovi, nella convinzione che l’etica sia da separare rispetto alla politica. E difatti il premier per primo ebbe a rivendicare la necessità di riconoscere diritti alle unioni di fatto, comprese quelle gay beccandosi le ire dei vescovi, che invece sempre più spesso sembrano flirtare alla perfezione con il partito di Alfano. 

Vedremo come andrà a finire la partita del ddl Cirinnà ma che sui temi etici sarebbe andata in crisi l’unità della coalizione di governo e sarebbe stata a dura prova la tenuta della maggioranza, questo era prevedibile da tempo, come da noi annunciato in tempi non sospetti.

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