"Ecco la mia contro-lavagna": così Morra (M5S) che risponde a Renzi. IL VIDEO

14 maggio 2015, Lucia Bigozzi
'Ecco la mia contro-lavagna': così Morra (M5S) che risponde a Renzi. IL VIDEO
Segna con la matita rossa quelli che elenca come “errori pacchiani” del Renzi alla lavagna in stile preside-manager, uno dei punti cardine della riforma della scuola. “Si è dimostrato un affabulatore essendo sprovvisto di contenuti”, rimarca Nicola Morra, senatore 5S e professore di Filosofia e Storia al liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza. Nella conversazione con Intelligonews propone la sua “contro-lavagna” e ci segnala il suo VIDEO. 

Da prof, è corretto dire cultura umanista come ha scritto alla lavagna Renzi o umanistica?

«Umanista è il sostantivo da cui deriva l’aggettivo umanistica. Umanista era Pico della Mirandola, Erasmo da Rotterdam, quindi quello di Renzi è un errore in particolare da chi si propone come l’alfiere della cultura classica che è sempre stata attenta alle Humanae Litterae da cui poi si è generato il sostantivo Umanesimo. E proprio nel rispetto delle peculiarità delle lingue classiche che devono essere studiate filologicamente, Renzi ha compiuto altri due errori pacchiani».

Quali? 

«Alla lavagna ha scritto ‘più soldi’ agli insegnanti ricorrendo al segno matematico, all’addizionale matematico al posto di ‘più’ e questo mi ricordo che lo segnavano come errore blu il mio e tutti i docenti di latino e greco al liceo classico. Non solo: Renzi alla lavagna ha scritto ‘soldi’ a stampatello, quindi maiuscolo, apponendo il puntino sulla ‘i’. Ora, tutti i filologi aborrirebbero, perché se si scrive a stampatello, il puntino sulla ‘i’ non va. Detto questo, il punto è che Renzi ha cercato di promuovere l’immagine di una scuola che deve fronteggiare il problema sociale ed emergenziale della disoccupazione giovanile, ma non si può trasformare la scuola in una agenzia di formazione professionale, perché la scuola deve garantire menti libere, criticamente e democraticamente educate che sappiano rapportarsi con capacità di giudizio al mondo della produzione senza però esserne succubi».

Qual è la controproposta al punto ‘alternanza scuola lavoro’?

«Noi dobbiamo certamente permettere ai nostri ragazzi di avere una conoscenza effettiva del mondo del lavoro senza però accettare l’idea che la scuola debba essere subalterna alle esigenze della produzione».

E sul punto ‘autonomia’ come valuta la proposta del premier?

«Anche in questo caso, Renzi dimostra di essere ben poco conscio del fatto che grazie alla legge Bassanini e stiamo parando del 1997 l’autonomia né diventata realtà anche nel comparto della Pubblica Istruzione. E’ grazie alla Bassanini che i presidi hanno potuto acquisire anche la dirigenza e gli istituti hanno potuto dotarsi di un’autonomia che ha permesso agli stessi di rapportarsi ancora più di prima ai territori e ai contesti dentro i quali tutte le scuole operavano, naturalmente con situazioni ben diverse da scuola a scuola e da realtà a realtà. E’ sotto gli occhi di tutti che senza interventi perequativi, chi si trova a lavorare in un contesto di paese, già per questo può avere difficoltà rispetto a chi opera in un contesto di città e in una città che sappia offrire tanti servizi. Spesso la letteratura si studia anche attraverso il cinema e i ragazzi che possono usufruire di questi prodotti, magari attraverso la proiezione in una sala di un città, sono avvantaggiati rispetto a chi vive e opera in un paese, ma questo è uno dei tanti esempi che si possono fare»

Quindi matita rossa anche su questo punto specifico?

«Renzi ha voluto far passare come autonomia un accentramento di responsabilità e quindi di poteri, in capo al dirigente scolastico che, invece, deve essere considerato come vuole la giurisprudenza, un primus inter pares, perché è tale provenendo dai ruoli della docenza. Altrimenti, qui poco alla volta sdoganiamo l’idea che dirigente possa essere anche un dirigente di un qualunque comparto e tutto questo sarebbe mortale perché le specificità dell’educazione sono tali da meritare una caratterizzazione unica»

Al di là dello stampatello e del puntino sulla ‘i’, Renzi vuole dare “più soldi” agli insegnanti. Sarà contento, no?

«Non possiamo che essere d’accordo anche se Renzi è partito con una promessa di far recuperare autorevolezza ai docenti come un fatto di giustizia, ma la giustizia riguarda tanti dipendenti pubblici il cui contratto è economicamente bloccato dal 2009, compresi gli insegnanti. E’ vero che gli insegnanti non sono pagati di più e non pagati rispetto al lavoro che effettivamente espletano; per cui siamo d’accordo sulla valorizzazione stipendiale dei docenti e siamo d’accordo anche si incentivi volti a premiare chi indica attraverso la sperimentazione buone pratiche didattiche che possono poi diventare patrimonio comune dell’istituto nel quale si insegna o in altri istituti. Noi vorremmo introdurre la premialità per chi fa bene perché tutti gli strumenti proposti in forma repressiva hanno ottenuto immediatamente esito negativo»

Qual è l’alternativa?

«Dobbiamo, invece, seguire altri modelli. Ad esempio nella Pubblica Amministrazione tedesca si dava una sorta di premio per la presenza e per la capacità di innovare le dinamiche produttive. Vorremmo che questo venisse preferito al semplice punire, anche perché il semplice punire, verrebbe demandato come compito assai importante al dirigente scolastico e tutto questo legittimerebbe il sospetto di arbitrarietà e l’arbitrio a scuola non deve entrare»

Ricapitolando: dai titoli alla lavagna ai contenuti, che voto darebbe a Renzi?

«Ha detto molte parole che nascondono una preparazione assolutamente inadeguata. A latitare è stato il progetto educativo e didattico che deve ispirare un qualunque serio modello di riforma scolastica. Non è sufficiente dire: voglio una riforma, è necessario dire quale sia l’impianto, si direbbe pedagogico e scientifico cui si ispira la riforma. Qui noi siamo stati di fronte a riformulazioni continue del provvedimento che hanno manifestato l’assoluta inconsistenza della proposta teorica. Ad esempio, quando Renzi rimarca la necessità di approfondire lo studio delle cosiddette materie classiche, dimentica che per la classicità la scienza non era affatto un elemento contrapposto: Aristotele è considerato un grandissimo fisico; lo stesso Galileo Galilei che oggi noi intendiamo come uno degli alfieri della rivoluzione scientifica, è autore i cui scritti si ritrovano nei manuali di storia e letteratura italiana. Voglio ricordare che Primo Levi era laureato in chimica. La vera cultura non è mai o umanistica o scientifica; la vera cultura è quella che a 360 gradi sa proporre una concezione del mondo e della realtà che abbraccia tutte le differenti forme della complessità. Da questo punto di vista, Renzi si è dimostrato un affabulatore essendo sprovvisto di contenuti».
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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