Germanwigs un anno dopo: si scopre una terribile verità su Lubitz

14 marzo 2016 ore 8:40, Andrea De Angelis
Ormai è passato praticamente un anno da quel maledetto giorno di inizio primavera. Il 24 marzo 2015 un volo di linea internazionale della compagnia aerea tedesca Germanwings, in servizio fra Barcellona e Düsseldorf vedeva l'Airbus A320-200 che precipitava al suolo durante la fase di crociera sulle Alpi di Provenza francesi con 150 persone a bordo in seguito ad azione deliberata del copilota. Si è trattato, come noto, del primo incidente con vittime a coinvolgere una compagnia aerea a basso costo sul territorio europeo.

Una tragedia che porta un nome e un cognome ben precisi: Andreas Lubitz. Il copilota tedesco, nato il 18 dicembre 1987 a Montabaur, in Renania, aveva quasi mille ore di volo all'attivo ed era in forza alla Lufthansa dal settembre 2013. Nel 2009 aveva sospeso per circa un anno l'addestramento a causa di una grave depressione e manifestazioni di impulsi suicidi, ma aveva poi superato brillantemente i test medici e psicologici.
Durante le indagini successive alla tragedia in un bidone dei rifiuti venne rinvenuto un certificato medico in cui si attestava che Lubitz sarebbe stato "inabile al lavoro" il giorno dell'incidente. La Germanwings affermava di non aver ricevuto alcuna informazione in merito, anche perché in base al diritto tedesco un datore di lavoro non può avere accesso alle cartelle cliniche dei dipendenti e i certificati medici prodotti per giustificare l'assenza di un lavoratore non possono dare informazioni sulla diagnosi, ma solo sulla prognosi. Ora, a un anno di distanza, si aggiungono nuovi elementi. 
Germanwigs un anno dopo: si scopre una terribile verità su Lubitz
I medici avevano prescritto al copilota Lubitz un ricovero in una clinica psichiatrica due settimane prima del tragico incidente in cui rimasero uccise 150 persone.  
Secondo gli inquirenti, diversi medici che avevano in cura Lubitz nelle due settimane precedenti all’incidente non avvertirono le autorità sulle loro preoccupazioni relative alla sua salute mentale. Considerando che neanche il copilota informò delle sue condizioni, "nessuna azione poteva essere presa dalle autorità o dal suo datore di lavoro per impedirgli di volare", hanno stabilito gli inquirenti come riportato da La Stampa. Il quotidiano sottolinea poi come l’inchiesta francese sia diversa da quella aperta per omicidio colposo dalle autorità di Parigi che stanno cercando di stabilire una eventuale responsabilità criminale per lo schianto.  

Dunque, al momento, l'azienda vede confermata la sua posizione in base alla quale, appunto, non aveva ricevuto nessuna informazione circa le condizioni di Lubitz.
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