L'impennata della benzina? A +3% e oltre. Il Codacons non ci sta e denuncia

14 marzo 2016 ore 10:03, Andrea De Angelis
Petrolio ai minimi storici? Ormai è storia vecchia. La benzina in proporzione non scende praticamente per nulla? Altra storia remota. Insomma, siamo ben lontani dalla terribile soglia dei due euro a litro che in tempi non sospetti fece tremare più di un'automobilista italiano, portando il carburante a costare più di un litro di latte (fresco) o di vino (non di prima qualità, sia chiaro). Eppure per gli italiani c'è ben poco da sorridere. 

Già ad inizio anno spiegavamo ai nostri lettori che sulla benzina le accise gravano su un litro per 72,8 centesimi, e se si aggiunge anche l’Iva, il peso del prelievo fiscale sfiora un euro su un costo medio alla pompa di un euro e 42 centesimi. Dato che senza imposte e con le quotazioni attuali del greggio un litro di benzina non dovrebbe costare più di 44 centesimi, se ne deduce che poco meno del 70%del prezzo finale va al fisco. Del resto in Italia alle accise va sommata l'Iva che si paga non solo sul prodotto ma anche sulle accise stesse: una tassa sulla tassa che ha portato ad un rincaro dei prezzi della benzina del 31,4% esclusivamente attribuibile alle tasse. Secondo il Codacons, rispetto alla media Ue gli automobilisti italiani pagano oggi la benzina il 22,7% in più (+19% il gasolio) e questo significa che per un pieno di verde nella Penisola si spendono oggi 13,15 euro in più rispetto alla media dei paesi europei (+9,75 euro per un pieno di gasolio). In un anno si tratta di centinaia di euro per un utente medio. 

L'impennata della benzina? A +3% e oltre. Il Codacons non ci sta e denuncia
Ma torniamo al dato odierno. In pochi giorni i listini dei carburanti in Italia hanno subito una sensibile impennata, con rincari che sfiorano il 3% per la benzina e superano il 3,6% per il gasolio. Lo denuncia il Codacons, che chiama in causa gli effetti immediati delle quotazioni del petrolio sui prezzi praticati presso i distributori italiani.
"In questa settimana – spiega il presidente Carlo Rienzi come riportato dall'Agi - le quotazioni internazionali del petrolio hanno raggiunto i 40,60 dollari al barile per il Brent e i 39 dollari per il Wti; il rialzo della materia prima ha provocato effetti diretti immediati sui listini dei carburanti praticati in Italia, con la benzina che costa oggi mediamente 1.416 euro al litro, e il gasolio 1,243 euro/litro. Una vera e propria impennata velocissima dei prezzi, con un rincaro che sfiora il +3% per la verde e supera il +3,6% per il diesel. Rispetto ai prezzi alla pompa praticati il 29 febbraio scorso, oggi un automobilista spende circa 2 euro in più per un pieno di benzina, e oltre 2,2 euro in più per un pieno di gasolio". "Vero è che il petrolio è aumentato – denuncia Rienzi – ma non è più tollerabile che le quotazioni internazionali abbiano ripercussioni così veloci e così pesanti sui prezzi dei carburanti praticati ai cittadini, con effetti diretti e indiretti disastrosi per le tasche delle famiglie". La polemica, dunque, è sul rialzo immediato dei prezzi. Il fatto che al crollo del petrolio nel 2015 non sia corrisposto un calo notevole del costo della benzina è un altro tema sì vecchio, ma altrettanto attuale
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