Export e manifattura d’eccellenza: la ripresa parla "romagnolo"

14 marzo 2016 ore 10:05, Luca Lippi
Il dato è sulla scia del rapporto Istat sulla Produzione Industriale (+1,9% a gennaio su dicembre) molto celebrato ma nella sostanza in tempi “normali” sarebbe ordinaria amministrazione, è come un quindicenne a carponi dalla nascita che fa il primo passo, è un evento eccezionale ma da qui a farla passare come una cosa normale è l’anomalia. A seguire c’è la strombazzata alla ricerca di “segnali di vita” perché bisogna smorzare gli scatti d’ira di Mario Draghi che ha deciso di pagarci le bollette ma contestualmente ha dato un bel ceffone all’immobilità e all’inutilità di provvedimenti che costano di più di quanto producono.

Export e manifattura d’eccellenza: la ripresa parla 'romagnolo'
Dal rapporto Istat leggiamo che nel quarto trimestre 2015, la crescita congiunturale delle esportazioni di beni risulta più ampia per le regioni meridionali e insulari (+2,1%) e per l'Italia nord-orientale (+2,0%) e più contenuta per il Nord-ovest (+1,0%) e il Centro (+0,9%). Nel corso del 2015, la crescita dell'export nazionale (+3,8%) è diffusa a tutte le
aree territoriali, a eccezione dell'Italia insulare (-7,3%). L'Italia meridionale registra la crescita più ampia (+10,2%); seguono le ripartizioni nord-orientale (+4,7%), centrale (+4,0%) e nord-occidentale (+2,7%). Le regioni che contribuiscono maggiormente all'espansione dell'export nazionale nel 2015 sono Piemonte (+7,0%), Veneto (+5,3%), Emilia-Romagna (+4,4%), Lazio (+9,2%), Lombardia (+1,5%) e Basilicata (+145,7%). Tra quelle che forniscono invece un contributo negativo si segnalano Sicilia (-12,4%), Liguria (-4,2%) e Marche (-2,3%).
Nel 2015, l'aumento delle esportazioni di autoveicoli da Basilicata e Piemonte, e di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici dal Lazio fornisce un impulso positivo alle vendite nazionali sui mercati esteri pari a un punto percentuale.
Nello stesso periodo, la contrazione delle vendite di prodotti petroliferi raffinati da Sicilia e Toscana e di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, dalla Lombardia contribuiscono a frenare l'export nazionale. Nel corso del 2015 le esportazioni di Piemonte, Emilia-Romagna e Lombardia verso gli Stati Uniti e del Lazio verso il Belgio sono in forte espansione. Per contro, le vendite di Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto verso la Russia rallentano la crescita delle esportazioni.
Nell'anno 2015, le province che contribuiscono in misura maggiore a sostenere le vendite sui mercati esteri sono Torino, Potenza, Latina, Vicenza, Firenze e Bologna. Siracusa, Pavia, Genova e Livorno rallentano la crescita dell'export.

Dunque in sostanza il Pil si sostiene ancora sull’export e non è proprio una sicurezza anche se è meglio che niente, dunque bisogna cercare segnali positivi nei settori interni che producono segnali positivi per la ripresa che sono edilizia e manifatturiero. 
Per l’edilizia non c’è alcun segnale se non compravendite di carattere speculativo o di riposizionamento, ma nulla a che fare con nuova edilizia e quindi settore dormiente, per il manifatturiero è stato sufficiente andare a guardare il dato dell’Emilia Romagna dove nei fatti il lavoro non si ferma mai e non si è mai fermato. Il tasso di sisoccupazione rispetto al dato nazionale è piuttosto basso 7,7%, ma poi il presidente di Confindustria Emilia-Romagna, Maurizio Marchesini precisa: “'questi numeri vanno analizzati con cautela, il vero miglioramento economico del paese può avvenire soltanto grazie a riforme profonde come quelle fiscali e tributarie”.
Le industrie situate nell'arco di terra tra Piacenza e Rimini hanno registrato ben 18mila occupati in più nell'anno 2015. Se cresce l'occupazione dal punto di vista industriale, brutti segnali arrivano dal settore terziario e dall'edilizia, che nel 2015 in Regione hanno registrato un calo di occupati. In ogni caso il dato trovato e fotografato è l’aumento dell’export a 55,3 miliardi di euro solo dal Nord-Est
In sintesi, il manifatturiero emiliano romagnolo corre ma nei fatti non si è mai fermato forte anche del settore agricolo che la pone insieme al Trentino Alto Adige (dove la vocazione agricola è tradizionalmente altrettanto forte) fra le regioni che contano il maggior numero di occupati. Dunque niente di clamoroso, semplicemente ordinaria amministrazione, cerchiamo rilevazioni concrete nei prossimi mesi dopo l’intervento decisivo di Mario Draghi.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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