"Infermieri tampone", succede quando i pronto soccorso non sono a misura di bimbo

14 marzo 2016 ore 9:47, Americo Mascarucci
I pronto soccorso d’Italia non sono a misura di bambino. 
Lo afferma una recente indagine, condotta in occasione del venticinquesimo anno dalla fondazione della Società italiana di Medicina, di Emergenza e Urgenza pediatrica (Simeup) che rivela come il 38% dei pronto soccorso italiani non si trovi provvisto dell'adeguata copertura pediatrica.
In oltre un pronto soccorso su tre, viene spesso a mancare la presenza della guardia medica di riferimento per via di oneri legati alla turnazione, il che si traduce nell'assenza di personale specificamente abilitato a trattare le emergenze patologiche o traumatologiche che interessano l'infanzia, delegando il compito a medici e infermieri formati per far fronte a vicissitudini sanitarie molto più generiche e poco specifiche. 
"Oggi – afferma Riccardo Lubrano, presidente Simeup – ci sono troppi pochi medici di urgenza pediatri per affrontare il numero di codici gialli e rossi che si presentano in molte strutture. Allo stesso tempo, se guardiamo alle visite annue pediatriche nei pronto soccorso, si nota che oltre il 40% delle strutture effettua meno di 5.000 visite annue pediatriche di emergenza. Questo dato onestamente – prosegue - ci impone una riflessione e forse una necessità di approfondimenti sul numero effettivo di visite che giustificano il mantenimento di una struttura di emergenza pediatrica per tutte le problematiche organizzative connesse alle specificità necessarie a fornire un’attività assistenziale di emergenza di qualità secondo standard effettivi di sicurezza, e su come debba essere strutturata la rete dell’emergenza pediatrica". 

'Infermieri tampone', succede quando i pronto soccorso non sono a misura di bimbo
"Le osservazioni brevi intensive – sottolinea Lubrano – spesso sorgono e lavorano grazie al senso di dovere dei pediatri, perché risultano essere formalmente riconosciute dagli atti aziendali solo in circa 60% dei casi. Bisogna però anche osservare che in queste aree un’assistenza semi-intensiva è possibile attuarla solo in circa il 40% delle strutture. La scarsa possibilità di poter fornire spesso un’assistenza semi-intensiva pediatrica – conclude Lubrano – implica il trasferimento di molte patologie complesse, ma che potrebbero essere assistite in loco, in una struttura di livello superiore evitando tutte le difficoltà legate a uno spostamento e ai costi correlati". 
Obiettivo dichiarato dell'indagine è dunque quello di giungere ad un'estensione dei pronto soccorso pediatrici in tutta Italia e di abilitare la totalità delle strutture per far fronte alle emergenze alle quali i bambini sono sempre più interessati. 
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