Milan, Abbiati e Abate alimentano il caos e Berlusconi già pensa a Ibra...

14 marzo 2016 ore 13:46, Micaela Del Monte
Il Milan continua ad arrancare e ormai il terzo posto è sempre più lontano. Il pareggio di ieri contro il Chievo rischia di essere fatale sotto molti aspetti e non soltanto quello della classifica. La serenità del gruppo sembra essere scemato assieme alla possibilità di raggiungere la Champions League. Lo spogliatoio è spaccato e Sinisa Mihajlovic è rimasto completamente solo ed è assolutamente un pericolo per la sua permanenza sulla panchina rossonera.

Silvio Berlusconi ha già preso da tempo posizione in merito alla permanenza del tecnico serbo a Milano che sembra sempre meno probabile. E come se non bastasse questo a rendere il clima più invivibile nello spogliatoio a metterci il carico è stato anche Christian Abbiati che ieri ha preso il posto di Donnarumma in campo, salvando più volte il risultato per poi attaccare molto duramente i suoi compagni. "Non parlo dei singoli - le parole del 38enne estremo difensore -, ma sono stufo di vedere i compagni che rispondono al nostro allenatore perché vedono il richiamo solo come una rottura".  Parole forti, anche se Abbiati preferisce non entrare nello specifico. Al Bentegodi Jeremy Menez è uscito dal campo scuro in volto per la sostituzione con Luiz Adriano, e probabilmente anche negli spogliatoi saranno volate parole grosse.

Milan, Abbiati e Abate alimentano il caos e Berlusconi già pensa a Ibra...
Il portiere si concentrato poi sull'approccio sbagliato del Milan nelle ultime due gare: "L'atteggiamento è stato sbagliato sia oggi che contro il Sassuolo. Da due mesi giochiamo bene e otteniamo risultati, con 9 partite senza sconfitte. Ma non avevamo risolto tutto. Non ho parole per descrivere la partenza di oggi - ha continuato Abbiati -: non è che la squadra non s'impegni, è che sbaglia atteggiamento. Dovevamo entrare in campo con più fame".  Lo sfogo di Abbiati prosegue: "Dobbiamo giocare tutti per vincere, perché se anche uno su undici non ha lo stesso atteggiamento vincente non si ottengono risultati. Questo è mancato nelle ultime due partite". Infine uno sguardo agli obiettivi rossoneri di questo finale di stagione: "Abbiamo raggiunto la finale di Coppa Italia ma il campionato non è finito. Noi siamo il Milan, non dobbiamo accontentarci del sesto posto, dobbiamo avere l'obiettivo di raggiungere le squadre davanti. Mancano nove partite in campionato, la finale di Coppa Italia è dopo. Non dobbiamo staccare la spina - chiude Abbiati -, dobbiamo rimanere costanti in tutti i match anche perché indossiamo una maglia pesantissima e molto importante".

Il portiere del Milan non è pero stato l'unico ad andarci giù pesante, a parlare è stato infatti anche il capitano nerazzurro Ignazio Abate che si è lasciato andare ai microfoni di Sky: "Se non ci mettiamo la cattiveria e le ambizioni giuste ogni anno saremo qui a fine stagione a fare sempre gli stessi commenti. Adesso abbiamo altre nove gare di campionato e la finale di Coppa Italia: dobbiamo essere più cattivi. Questa squadra non può permettersi di giocare così, dobbiamo sputare sangue da qui al termine del campionato".

Insomma, sembra che i giocatori stessi siano consapevoli della situazione in cui si trovano, certo è che un conto è mettere la faccia davanti alle telecamere e un altro è farlo in campo, cosa che ultimamente al Milan non viene per nulla bene. Come detto da Abbiati il campionato rossonero è ancora molto lungo e di tempo per fare ancora bene ce n'è, fatto sta che se l'andazzo continuasse ad essere questo sarebbero guai di certo non solo per Mihajlovic. Tutti sarebbero messi in discussione e tutti rischierebbero, soprattutto perché Berlusconi sembra aver messo nuovamente gli occhi si Zlatan Ibrahimovic e per avere lui qualcuno dovrà per forza essere sacrificato.

Zlatan ha già mandato in fibrillazione il Psg con le sue dichiarazioni: "Al momento, non so se sarò ancora qui nella prossima stagione. Mi resta un mese e mezzo qui: mi sto divertendo, ma non so quello che succederà l'anno prossimo. Qui mi vogliono bene? Certo, ma non credo che possano rimpiazzare la Tour Eiffel con una mia statua... Nemmeno i dirigenti ce la possono fare. Ma, se ce la facessero, rimarrei qui, promesso”.

Di certo Berlusconi non sarà in grado di sostituire il Duomo con la statua dello svedese, ma di assi nella manica il Presidente ne ha parecchi per convincere Zlatan. Fatto sta che prima di fare un regalo alla sua squadra il Patron del Milan dovrà attendere almeno qualche risposta positiva dai suoi giocatori e soprattutto dal suo allenatore.
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