Speranza, Puppato (Pd): "Meno divisioni. D’Alema non è Bersani e Fassina-Civati parlano per conto loro"

14 marzo 2016 ore 15:23, Lucia Bigozzi
“Non posso credere che Bersani, Cuperlo o Speranza pensino davvero a un distacco dal Pd, anche se è evidente la sofferenza nel percepire una sorta di emarginazione rispetto al governo del partito”. Speranza leader in chiave anti-Renzi? “Ad oggi lo escluderei”. Due passaggi del ragionamento della senatrice dem Laura Puppato nella conversazione con Intelligonews dopo la tre-giorni della minoranza dem a Perugia. 

Da D’Alema a Speranza, cosa sta succedendo nel Pd? Spaccatura in vista? 

«Non posso credere che ci sia qualcuno tra le persone che rappresentano la minoranza dem, da Bersani a Speranza piuttosto che Cuperlo che pensino davvero a un distacco dal Pd o a una divisione. Chiedono, probabilmente, di avere maggiore considerazione rispetto a una sofferenza evidente, sempre più manifesta di percepire una sorta di emarginazione rispetto al governo del partito e alle proposte politiche. Va anche detto però, che l’attivismo di Renzi e del suo governo in questi due anni di grande lavoro e forte determinazione sul raggiungimento di obiettivi, hanno portato all’evidenza di tutto come questo sia il Pd che nonostante non abbia la maggioranza al Senato, sia il partito che è riuscito a produrre riforme strutturali importanti. Da persona che non appartiene alla minoranza del Pd credo di sentirmi fortemente garantita da una governance che punta ad attivare l’azione non solo il pensiero. Tuttavia, ammetto che mi piacerebbe da un certo punto di vista, posto che abbiamo davanti altri due anni di governo, che si riuscisse ad allargare il nostro consenso all’interno; che lavorassimo molto per unire più che accentuare le divisioni»

Speranza, Puppato (Pd): 'Meno divisioni. D’Alema non è Bersani e Fassina-Civati parlano per conto loro'
Dal centrodestra al centrosinistra c’è una confusione interna ai partiti – vedi divisioni – e una esterna che rende l’elettorato sempre più distante dalle forze politiche. Qual è la sua valutazione? 

«Sono due diverse situazioni. Il centrodestra, in realtà, vive la situazione opposta alla nostra e cioè la carenza, l’assenza di una leadership: è chiaro a tutti, escluso se stesso, che Berlusconi non è più tale e quindi manca qualcuno che abbia la capacità di rappresentare il futuro del centrodestra con una forza in termini di percentuali di consenso e personale in grado di riportare la coalizione ai suoi tempi migliori. Diciamo che da quelle parti ci sono troppi galli nel pollaio…».

Troppi galli anche nel pollaio del Pd? 

«No, non è questo il tema. Da noi c’è una leadership considerata eccessiva, maturata in maniera fortissima che ha visto sgretolarsi quel pluralismo di visioni di pensiero che aveva reso il centrosinistra da un lato litigioso e dall’altro contraddittorio nella proposta politica. Oggi c’è una governance molto forte e c’è la sofferenza di chi non si sente in qualche modo coinvolto e investito di responsabilità. In questo, secondo me è maggiormente possibile un’opera che vada nella direzione dell’unità di intenti. Credo che al di là di una percentuale di strumentalizzazione politica interna, larga parte della minoranza del Pd, attraverso un ascolto maggiore possa ritenersi più capace di sentirsi parte di questo Pd e quindi maggiormente a casa propria»

Speranza come leader anti-Renzi lei lo vede? 

«Ad oggi lo escluderei. Guardiamo la realtà delle cose: a oggi questa parte della sinistra che se n’è andata non è riuscita a fare squadra con nessuno. Non c’è una Sel che la rappresenti in toto e in questo momento è in difficoltà perché manca anche a loro il leader che è sempre stato Vendola oggi molto più impegnato in altre cose; Fassina, Civati parlano per conto loro, hanno la propria voce avulsa dal resto, quindi in quell’alveo c’è una realtà multiforme. Poi abbiamo la minoranza dem che fa la voce grossa, ha maturato uno stato di sofferenza ma non ha una contro-proposta, nel senso che può piacere o non piacere ma ciò che è stato fatto finora dalla governance del Pd va nel solco delle politiche del centrosinistra seppure siamo stati costretti per la mancanza di una maggioranza numerica al Senato a condividere con il centrodestra una serie di scelte. Io non credo che Bersani, Cuperlo e Speranza non si siano resi conto che è una situazione di necessità. Credo invece, che con le loro istanze vogliano chiedere a Renzi una maggiore condivisione rispetto alle scelte»

Ma in prospettiva considera verosimile un’uscita di Speranza dal Pd? Lo stesso D’Alema ipotizza un soggetto autonomo di sinistra. 

«Io distinguerei: D’Alema non è Bersani e Bersani non è Cuperlo; ci sono sfaccettature diverse. D’Alema ha avuto come sua specialità quella di essere abbastanza spesso in contrasto con ciò che accadeva dentro i Ds, ma anche rispetto a Veltroni, a Prodi ai tempi dell’Ulivo e andando a ritroso perfino con Occhetto. Da questo punto di vista non mi stupiscono le sue critiche: ci viene scritta qualche pagina di giornale sopra ma io vorrei che guardassimo avanti…».

Torniamo al Pd di oggi e alla figura di Speranza. 

«Figure come quella di Roberto Speranza penso stiano nel solco dell’immaginario di un Pd più forte, attento alle diverse sensibilità senza che diventi un partito-caminetto dove si fa la mediazione della mediazione della mediazione».

Sulle primarie Pd a Napoli e l’ipotesi brogli, il numero uno dell’Anti-Corruzione Cantone ha dichiarato: “Si esagera”. Condivide?

«Penso che per quel poco di video che ho visto, non sia sicuramente soddisfacente per chi vive e lavora dentro il Pd. Personalmente, avrei gradito che con un po’ meno di irruenza si valutasse caso per caso, se non fosse opportuno rispetto a quelle immagini che in due o tre sezioni riferivano l’accaduto in funzione del voto, andare a rideterminare il risultato magari escludendo quelle poche sezioni dal conteggio per capire se siano risultate determinanti. Insomma: condurre un’analisi accurata. La cosa che mi interessa di più è che sul Pd a Napoli non restino ombre»
autore / Lucia Bigozzi
Lucia Bigozzi
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