Olio tunisino batte "slealmente" olio italiano grazie a nostri eurodeputati. Parola di frantoiani

14 marzo 2016 ore 16:51, intelligo
Il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia non ci sta: “Una decisione che di fatto vanifica una lunga battaglia per l’etichettatura e la tracciabilità, a scapito della qualità di uno dei prodotti di punta dell’agricoltura italiana e veneta. Oggi a Strasburgo è stata scritta l’ennesima brutta pagina di un libro ormai troppo lungo che racconta lo sfregio e il disinteresse dell’Europa nei confronti delle produzioni agricole di qualità, del Made in, della genuinità dei prodotti che finiscono sulle nostre tavole”.
Il problema è la tracciabilità, prima ancora che l'importazione. Come riconoscere quello nostrano, sano e rispettoso delle regole Ue? E a sostegno dei frantoiani scende in campo anche il Movimento 5 Stelle che insorge: “Ci rompe le scatole passare sempre per le Cassandre di turno – dichiara Jacopo Berti, il capogruppo del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale – ma ancora una volta siamo qui a ribadire che su questo tema ci eravamo già esposti. Un mese fa avevamo annunciato il delicato passaggio a livello europeo e siamo rimasti inascoltati”.
Ma a parte Lega Nord e M5S, che per i "liberisti" hanno condotto una battaglia protezionistica, il Parlamento Europeo ha approvato la novità sulla tavola con tanto di Partito Democratico andato completamente nel pallone (hanno votato a favore Andrea Cozzolino, Antonio Panzeri, Barbara Spinelli, Cécile Kyenge, Curzio Maltese, David Sassoli, Elly Schlein , Flavio Zanonato, Gianni Pittella,Massimo Paolucci, Mercedes Bresso, Patrizia Toia,Renato Soru, Roberto Gualtieri, Sergio Cofferati).
In tutto 500 voti favorevoli, 107 contrari e 42 astensioni hanno detto sì a ulteriori 35 mila tonnellate all’anno di olio tunisino d’oliva per due anni. E la votazione dell’assemblea plenaria di Strasburgo, anch'essa si è detta favorevole alla misura. 
Molti reputano la questione demagogica in quanto la produzione di olio in Italia tra 2015 e 2016 è stata inferiore a 300mila tonnellate mentre i consumi  hanno raggiunto quota 553mila tonnellate. Dunque, questo il loro ragionamento folle, val la pena importare, senza tutelare il nostro extravergine che è ben differente da qualsiasi altro, le tonnellate mancanti? Fatelo pure, ma diteci cosa stiamo assumendo! Perché allora al nostro extravergine cara Europa devi dare una denominazione di extra-lusso vergine, per dirla con uno slogan, e devi differenziarlo dagli altri e diversissimi oli. E la differenza è anche nel prezzo, l'olio tunisino sta a 2-3 euro in meno rispetto a quello italiano non certo in quanto prodotto di uguale qualità e non certo perché ammazzato dalla burocrazia "nostrana", quella sì assai tutelata dai diversi governi e mai realmente combattuta.

Ecco cosa ci aveva detto il produttore di olio umbro premiatissimo, Giovanni Batta dell'omonimo Frantoio, lanciando l'allarme burocrazia che sta uccidendo i piccoli produttori, rispondendo alla nostra domanda: quanto complica le cose la concorrenza estera? «La concorrenza, non solo estera ma anche dell’olio industriale, è sotto gli occhi di tutti. Basta andare al supermercato dove trova bottiglie anche sotto i tre euro a litro e a noi soltanto la raccolta ci viene a costare dai 5 ai 6 euro a litro. Costi che si rifanno sui lavoratori. In Italia arrivano oli esteri a basso costo, per esempio dal Marocco dove la manodopera è sotto pagata e non hanno una pressione fiscale così elevata. Un operaio tenuto in regola, anche dandogli poco, costa più di 30 euro al giorno, capisce che così i prezzi del prodotto saranno sempre più elevati».  

E all'altra questione, quanto il governo tuteli i loro prodotti dalla concorrenza a basso costo, rispose: «Ma guardi, ormai con la globalizzazione non tutela più niente nessuno, c’è poco da fare. Il mercato dell’olio, quello importante, è in mano a poche multinazionali che fanno il buono e il cattivo tempo con chi produce le olive e pagano quattro soldi. Lo Stato purtroppo fa veramente poco. Qualcosa arriva dall’Unione europea, dai 200 a 300 euro l’anno per ettaro, arrivando quasi a 500 euro se il prodotto è biologico, ma è poca cosa. Poi negli ultimi tempi è cambiato anche il regolamento, prima chi produceva più olio riceveva maggiori finanziamenti, oggi invece si guarda al terreno, riducendo di molto la cifra. Capisce bene, che se non si è mossi dalla passione, realtà come la mia, che produce da più di mezzo secolo, non si va molto avanti».

Insomma, piccoli diamanti lasciati sepolti sotto un terriccio di sconsideratezza.


autore / intelligo
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