Alfano e Fitto, i delfini di democristiana origine. C'eravamo tanto amati, ma per colpa di Brunetta...

14 novembre 2013 ore 10:24, Americo Mascarucci
Alfano e Fitto, i delfini di democristiana origine. C'eravamo tanto amati, ma per colpa di Brunetta...
Tutta colpa di Renato Brunetta! Almeno così sembra stando ai racconti degli osservatori  più attendibili.
Angelino Alfano e Raffaele Fitto, i delfini prediletti di Silvio Berlusconi, i gemelli di democristiana origine, accomunati oltre che dall’essere “figli d’arte” anche  dalla provenienza “sudista” (siciliano Angelino, pugliese Raffaele), sembravano destinati ad unire i propri destini politici in una comunanza di obiettivi e strategie indissolubili. Entrambi convinti della necessità di un ricambio generazionale in seno al berlusconismo, entrambi fautori della gestione “democratica” del partito da realizzarsi attraverso le primarie e l’elezione della classe dirigente ad ogni livello, entrambi uniti dall’idea dello sfondamento “al centro” nella consapevolezza che Forza Italia prima, il Pdl dopo, fossero gli eredi naturali della vecchia Balena Bianca, la Dc, entrambi organici all’idea “ortodossa” del popolarismo europeo. Entrambi invisi alla “pitonessa” Daniela Santanché, sono stati per mesi bersaglio prediletto de Il Giornale in particolare di Giancarlo Perna, quello dei ritratti al vetriolo; perché, mentre i falchi strepitavano un giorno sì e l’altro pure contro il Governo Monti e le larghe intese, loro, Angelino e Raffaele, si tenevano ben stretti al carro montiano nella certezza, poi smentita, che con Berlusconi fuori gioco, causa vicissitudini giudiziarie, fosse proprio il Professore il jolly da giocare alle elezioni politiche del 2013 per riunire i moderati. Una coppia politica tanto affiatata chi avrebbe potuto mai separarla? Non è dato sapere se il diavolo ci abbia messo lo zampino, ma certamente ce lo ha messo Brunetta. Perché Fitto pare che ci tenesse proprio tanto a ricoprire l’incarico di capogruppo del Pdl alla Camera ed era sicuro che Angelino avrebbe battuto i pugni sul tavolo pur di convincere Berlusconi a soddisfare le sue aspirazioni. Invece il Cavaliere ha voluto fortissimamente premiare il “sanguigno” Renato e Raffaele è rimasto al palo mentre l’amico Angelino scalava i vertici del Governo come vicepremier e ministro degli Interni. Alfano alle stelle e Fitto nelle stalle, l’uno al Governo e l’altro in panchina. In fondo il vicepremier era pur sempre il coordinatore del partito e se si fosse messo di traverso forse Brunetta non l’avrebbe spuntata. Alla fine il sospetto che Angelino avesse pensato più a garantire se stesso che l’amico storico ha preso il sopravvento nella mente di Fitto che, alla prima occasione utile, ha tirato fuori gli artigli. E così da colomba è diventato falco, e che falco! Il capo dei falchi, il più intransigente dei berlusconiani duri e puri, pronto a lanciare anatemi e scomuniche contro i diversamente berlusconiani, gli alfaniani di più stretta osservanza. Al diavolo il moderatismo, al diavolo le larghe intese, al diavolo Letta e il suo governo, al diavolo persino le nostalgie democristiane, boia chi molla è il grido di battaglia in vista del consiglio nazionale di sabato. Dove Fitto guiderà le truppe ultra berlusconiane nel difendere il fortino, alias il partito, dall’assalto dei berlusconiani in senso diverso capeggiati dall’Angelino, forse ancora per poche ore, privo del quid. Per la serie; c’eravamo tanto amati, ora non ci sopportiamo proprio più.  
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