Gay e Curia Milano: diritti civili a senso unico. Il vero scandalo?

14 novembre 2014 ore 12:32, Americo Mascarucci
Gay e Curia Milano: diritti civili a senso unico. Il vero scandalo?
La classica tempesta in un bicchier d’acqua, così può essere definita la polemica esplosa a Milano in seguito all’emanazione di una circolare da parte dell’Arcidiocesi a tutti gli insegnanti di religione con la richiesta di segnalare tutti gli istituti in cui si tratta il tema della differenza di genere in senso, diciamo così, relativista.
La lettera imputata a don Gian Battista Rota responsabile del settore scuola dell’Arcidiocesi ambrosiana ha scatenato un vespaio di polemiche, dal momento che alcuni insegnanti di religione l’hanno resa pubblica inviandola, guarda caso, a Repubblica (quando si dicono le coincidenze!). La circolare è stata poi ritirata, ma dalla Curia milanese si sono affrettati a rispondere che si trattava semplicemente di un’indagine conoscitiva volta a conoscere quali scuole trattano le tematiche legate alla differenza di genere, in che modo, con quali forme, in maniera tale da preparare gli insegnanti di religione ad affrontare l’argomento in modo appropriato. Ovviamente come era facile prevedere la mossa della Curia è stata interpretata come una “schedatura” di tutte le scuole in cui si fa informazione in favore dell’omosessualità. Verrebbe da chiedersi, ma dov’è lo scandalo? Oppure la libertà di espressione può essere concessa soltanto a coloro che sostengono che la differenza di genere non sta a significare nulla, che l’amore fra persone dello stesso sesso è bello e che un bambino può crescere anche in una famiglia con due padri o due madri, perché alla fine la definizione di genitore è ormai superata? Se proprio vogliamo dirla tutta, non si può pretendere un indottrinamento sempre e solo da una parte, perché sempre di indottrinamento si tratta, piaccia o no ai politicamente corretti. L’Arcidiocesi ha il diritto o no di formare gli insegnanti di religione in una certa maniera, in base a determinanti orientamenti? Le famiglie che scelgono di far frequentare ai propri figli l’ora di religione, non lo fanno forse per dare loro un’educazione cristiana? E allora? Se in una scuola si insegna il sesso in una certa maniera, diciamo prettamente laica, è proprio così scandaloso se in quello stesso istituto si chiede all’insegnante di religione di affrontare le materie etiche in modo differente da un altro istituto in cui l’attenzione e la sensibilità verso determinate tematiche è meno rilevante? La verità è che la società dei diritti civili interpreta a volte il concetto di libertà di espressione in maniera distorta: se un insegnante spiega ai propri alunni che essere gay non solo è normale, ma addirittura è meglio che essere eterosessuali perché l’intensità dell’amore è maggiore nei legami omosessuali (è successo in qualche istituto o no?) allora va tutto bene e quel professore diventa un eroe, meritevole di una candidatura sicura in Parlamento; se invece l’insegnante è cattolica e magari spiega che il matrimonio è sempre e solo fra un uomo ed una donna e che i figli possono nascere e crescere soltanto con un padre ed una madre, allora si grida allo scandalo, arrivano le interrogazioni parlamentari, il docente viene puntualmente ammonito se va bene o sospeso se va male. Adesso si vorrebbe negare persino alle diocesi di “indagare” su come a scuola vengono trattati certi argomenti, al solo scopo di capire che tipo di programmi approntare nelle ore di religione. E se sarà introdotta la legge sull’omofobia, cos’altro dovremo attenderci ?
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