La password della settimana: fidanzatini

14 novembre 2015 ore 15:19, Paolo Pivetti
La password della settimana: fidanzatini
Maledizione agli eufemismi! Se due fidanzati o comunque accoppiati, un lui e una lei, giovani, meglio se molto giovani, si mettono d’accordo e, con la rivoltella o con il coltello, fanno fuori il papà e/o la mamma di lui o di lei, immediatamente per la cronaca diventano i fidanzatini. Ma vi sembra il caso di usare il riguardo di questo diminutivo-affettivo per personaggi del genere? E lo sentiamo ripetere fino alla nausea, e ad ogni telegiornale. 

Cos’è, una distrazione del cronista? O una carenza del suo pressapochismo lessicale? Forse Freud ci aiuterebbe a scoprire dietro a questo fidanzatini, soprattutto perché involontario, un intero sistema di pensiero, o di non pensiero, che discende direttamente dal Pensiero Unico giustificazionista dominante. Dove i giovani, quando delinquono, sono raccontati e “romanzati” in un clima affettivo-adulatorio quasi un primo passo per depenalizzarli in quanto “vittime” di una società che “non offre prospettive per il domani”. Fidanzatini non è di per sé un eufemismo, ma lo diventa psicologicamente nel momento in cui presenta i personaggi, due possibili colpevoli, con un linguaggio che induce alla simpatia, alla tenerezza. Un po’ come l’espressione baby killer per gli assassini minorenni, con quel baby che possiede tutta la carica emotiva, e giustificativa, del bambino. 

“Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta” dice il Siracide nel suo arcaico linguaggio figurato, che non va preso alla lettera ma capito nella sostanza. E se l’insegnamento biblico non ci piace perché non ci piace la Bibbia, pensiamo pure laicamente al tipo di educazione che veniva impartita ai giovani nella non biblica Sparta. E pensiamo, allargando lo sguardo, all’idea di base di tutta la pedagogia, dall’inizio della storia umana sino a poco tempo fa, in tutte le più diverse civiltà: l’idea che agli adulti tocchi il dovere di trasmettere un’educazione, una formazione ai giovani innanzitutto attraverso la correzione. E in ogni caso, che i giovani, proprio perché possano diventare adulti, vadano resi responsabili delle loro azioni. Oggi invece ci si precipita a giustificarli. 
Ed ecco i fidanzatini che, guarda caso, fa rima con poverini, carini, piccolini; certo, anche con birichini: appunto, birichini. Sì, è una bella birichinata piantare il coltello nella pancia della mamma o una pallottola nel cranio di papà. Birbantelli!

Ma, poverini, sussurra il coro delle anime belle, con il tipo di società che abbiamo da offrirgli, cosa possiamo aspettarci da loro? E così, la password delle coscienze pelose diventa, con tutto il suo nauseante carico emotivo, fidanzatini.



autore / Paolo Pivetti
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