Istat, deflazione ancora in Italia a -2%. Effetto Usa ci salverà

14 novembre 2016 ore 14:27, Luca Lippi
Le spinte inflazionistiche degli ultimi mesi erano troppo deboli, questo è stato rilevato da diverse istituzioni nazionali. Infatti l'economia italiana con l’avvento dell’autunno vede il ritorno della deflazione che si traduce in un calo dei prezzi dello 0,2% su base annua. 
Questo segnala l’Istat che ha rivisto le stime preliminari di una riduzione tendenziale dello 0,1%. 
Anche su base mensile, c'è stata una riduzione dell'indice nazionale dei prezzi al consumo dello 0,1%. L'istituto di statistica osserva che i dati mostrano “nuovamente tendenze deflazionistiche dopo la ripresa (+0,1%) di settembre”.
La flessione tendenziale dei prezzi continua a essere determinata dai beni energetici il cui calo si accentua lievemente (-3,6% dal -3,4% di settembre) per effetto di una più intensa flessione dei prezzi di quelli regolamentati (-6,0%, era -3,8% a settembre) e di un parziale rientro della contrazione dei beni energetici non regolamentati (-0,9%, da -2,7% del mese precedente). 
Sempre dalla nota dell’Istat leggiamo che ci sono ulteriori contributi deflazionistici derivanti dagli andamenti di altre tipologie di prodotto tra le quali spiccano gli alimentari non lavorati (-0,4%, da +0,4% di settembre) e i servizi ricreativi, culturali e della cura della persona; la cui crescita si azzera dal +0,6% di settembre.
L'inflazione al netto dei beni energetici rallenta in misura significativa, attestandosi a +0,2% (era +0,5% il mese precedente). 
Allo stesso modo, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l'inflazione di fondo scende a +0,2% (da +0,5% di settembre). 

Istat, deflazione ancora in Italia a -2%. Effetto Usa ci salverà

In conclusione l'inflazione acquisita per il 2016 risulta pari a -0,1% (lo stesso valore registrato a settembre). Il lieve calo su base mensile dell'indice generale è dovuto alle diminuzioni dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (-1,2%) e dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (-0,4%) solo in parte compensate dall'aumento dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (+0,9%).
I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,1% su base mensile e registrano una diminuzione dello 0,2% su base annua dopo la variazione nulla di settembre. 
In particolare una spinta al ribasso arriva dai prezzi degli alimentari non lavorati in calo dello 0,4% sull'anno. Per l'insieme dei prezzi degli alimentari (incluse le bevande alcoliche), invece, la riduzione tendenziale è dello 0,2%.
Istat rileva che Milano è la prima città italiana nella quale si evidenzia la spinta deflazionistica, il calo tendenziale dei prezzi raggiunge l'1,8%, in un contesto in cui vedono il segno meno i prezzi di 14 grandi centri su 29 (erano quattro a settembre). 
L'istituto di statistica spiega che il forte calo della metropoli lombarda è dovuto al confronto con ottobre 2015 quando c'era stata una "forte impennata dei prezzi degli alberghi in concomitanza con l'ultimo mese di svolgimento dell'Expo".
Riguardo gli altri capoluoghi di Regione e Province autonome, dopo Milano risulta Potenza (-0,6%) e Torino, Ancona, Roma e Palermo (-0,3% per tutte e quattro). 
A Genova emerge la diminuzione più contenuta (-0,1%). I maggiori aumenti dei prezzi si registrano invece a Napoli e Bolzano (+0,5% per entrambe).
L'aumento minore è a Firenze (+0,1%), mentre a Perugia e Catanzaro i prezzi sono fermi su base annua. 
Istat fa notare che tra i comuni con più di 150.000 abitanti non capoluoghi di regione, la diminuzione dei prezzi più ampia interessa Ravenna (-0,6%, dal -0,1% del mese precedente), seguono Brescia, Modena, Reggio Calabria e Messina (-0,1% per tutte e tre). Tra le città in cui si registrano aumenti tendenziali dei prezzi, l'aumento maggiore a Livorno (+0,8%).
In assoluto la situazione, paradossalmente, non è destinata a consolidarsi. Le aspettative di inflazione in Usa e in Eurozona, dopo la vittoria di Trump, non possono che essere in miglioramento.
In sostanza le attese di inflazione in aumento negli Usa trascineranno positivamente anche l’Eurozona, queste attese sono in larga parte dovute alle pesanti vendite sulle obbligazioni globali. 

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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