Schiavone, per Casarini (Sel) "nessuno scandalo, legalizzare cannabis". Papa Francesco? "Leader della sinistra"

14 novembre 2016 ore 14:20, Americo Mascarucci
"Il problema non è se i poliziotti si fanno o meno le canne, ma il fatto che in Italia non si riesca ancora ad approvare la legge sulla legalizzazione della cannabis".
Luca Casarini (Sel) interviene sulle polemiche innescate dall'interrogazione del senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri contro la fiction Rai sul commissario Schiavone interpretato da Marco Giallini come dedito a farsi le canne, e ad Intelligonews sembra andare in direzione diametralmente opposta.

Per Gasparri è inaccettabile raffigurare in questo modo gli uomini in divisa. E' così anche per lei? 

"Quello che a me preoccupa non è il fatto che in una fiction televisiva un commissario di polizia si faccia o meno le canne, ma il fatto che in Italia non si riesca ad approvare la legge sulla legalizzazione della cannabis. E questo è davvero paradossale se si pensa che in America, mentre gli elettori votavano Donald Trump, si pronunciavano in California e in altri stati con un apposito referendum, a favore della cannabis libera"

Ma è reale l'immagine del poliziotto che fuma le canne? 

"Non so se sia reale o meno, io so soltanto che la cannabis fa meno danni dell'alcol che viene venduto nei supermercati. Da decenni in questo Paese attendiamo una legge che consenta la legalizzazione, anche per dare un colpo alle mafie che si arricchiscono con il mercato nero e il proibizionismo. Ogni regista dovrebbe avere il diritto di raffigurare la polizia come crede. Può piacere o non piacere ma non si può pretendere la censura se una certa rappresentazione non piace. Sarebbe come pretendere di rappresentare l'ispettore Callaghan senza whisky. Qui c’è un problema di arretratezza culturale incarnato da persone come Gasparri e altri templari come lui, che trovano ogni pretesto utile per bloccare il percorso di legalizzazione delle droghe leggere. A me Rocco Schiavone è simpatico e chiedo che venga rispettato un lavoro artistico. Anche perché alla fine si tratta di una polemica inutile, utile soltanto a denigrare la cannabis libera". 

Anche per lei, come per Vittorio Agnoletto, Papa Francesco è il leader naturale anti-Trump?

 "Papa Francesco è straordinariamente più grande di Trump e non oso neanche lontanamente paragonarlo a lui. Papa Francesco è oggi un leader carismatico di un mondo che non ha più cittadinanza. Quando pensiamo ad un leader di sinistra tutti pensiamo al Pontefice, e questo del resto avviene perché lui oggi sembra essere l'unico capace di interpretare quel messaggio radicale che a noi servirebbe riscoprire per costruire un’alternativa a Trump e a quanti, anche in Italia, lo hanno eletto a modello di riferimento".

Però la vittoria di Trump è stata letta come la vittoria del popolo contro le lobby, della democrazia contro il globalismo. E proprio voi no global siete i primi a combatterlo? 

"Guardi, questa è una grossa mistificazione, basti vedere i nomi dei possibili aspiranti ministri per rendersi conto di come quelle lobby non siano affatto estraneee al nuovo corso. Il voto di Trump, come certificano le statistiche, è arrivato principalmente da elettori con reddito medio alto". 

Quindi meglio Hillary Clinton?

"Non dico questo, anzi Trump ha vinto sfruttando proprio la grande debolezza dei Democratici che si è manifestata ripresentando la Clinton. Trump ha mobilitato i Repubblicani in coma attraverso un programma fascio populista ma dall’altra parte ha avuto una candidata che rappresentava l'establishment e non è stata capace di intercettare il grande consenso che era andato in passsato ad Obama. Aggiungiamo pure che in questi otto anni di amministrazione del primo presidente afro-americano della storia, la tensione sociale è stata altissima con gli scontri violenti nelle periferie e l'uccisione di numerosi neri da parte della Polizia, sentimenti che Trump ha saputo ben cavalcare. Ma come detto la responsabilità della sconfitta è dei Democratici. Se invece della Clinton avessero scelto il socialista Sanders, Trump probabilmente non avrebbe vinto. Questa analisi dovrebbe servire da lezione anche ai cosiddetti democratici italiani, che temo non abbiano capito che non si può combattere Trump inseguendolo sullo stesso terreno". 

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