Caso Radio Maria. Quel pre-giudizio papale non perdonato...

14 ottobre 2013 ore 9:41, Americo Mascarucci
Caso Radio Maria. Quel pre-giudizio papale non perdonato...
Radio Maria
non perdona. Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, due intellettuali cattolici noti da sempre per le loro posizioni ultra tradizionaliste, hanno firmato sul quotidiano “Il Foglio” un articolo molto critico nei confronti di papa Francesco, accusato di essere in antitesi rispetto ai suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. “Questo papa non ci piace” hanno scritto, nero su bianco, sulle pagine del giornale diretto da Giuliano Ferrara. Per tutta risposta padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, ha interrotto ogni rapporto di collaborazione con i due, che conducevano da diversi anni alcune seguitissime rubriche radiofoniche sull’emittente cattolica. Padre Fanzaga, da tutti conosciuto come padre Livio, non può essere certo annoverato nella schiera dei cattolici progressisti. Anzi, basta ascoltare ogni giorno la sua rassegna stampa o seguire le trasmissioni da lui direttamente curate, per avere piena conferma delle sue posizioni conservatrici in materia di temi etici e di dottrina della Chiesa. In passato, per la foga con cui ha difeso l’ex presidente della Cei Camillo Ruini, scontrandosi apertamente con i cattolici di sinistra e con i paolini di “Famiglia Cristiana”, si è visto appiccicare addosso l’appellativo di “ruiniano di ferro”. Eppure l’uscita contro papa Francesco dei due (ex) collaboratori, probabilmente scelti in passato proprio per le loro posizioni rigide sulla dottrina della Chiesa, è risultata indigesta anche ad uno come padre Livio che non ha mai avuto peli sulla lingua o remore nel “picchiare duro” contro gli ambienti radical chic ed anticlericali. Senza entrare nel merito della vicenda, non si può non evidenziare come l'azione di papa Francesco stia lasciando perplessi i settori più conservatori della Chiesa. A molti è apparsa evidente una certa discontinuità fra Bergoglio e i due pontefici che l'hanno preceduto, una discontinuità tutta di forma, non di sostanza. Però, di fronte alla rigidità dottrinale di Wojtyla e Ratzinger, certe aperture di Francesco, non possono non apparire in rotta con il passato più o meno recente. All'atto pratico si è poi visto come l'attuale pontefice, pur anteponendo la misericordia e la cura delle anime alla difesa dei principi etici, non intenda minimamente stravolgere l'impianto dottrinale della Chiesa, limitandosi a contemplare soltanto un diverso approccio nei confronti del mondo moderno. Un atteggiamento conciliante, dialogante, ma non certamente accomodante. Forse c'è troppa fretta nel voler giudicare papa Fancesco basandosi su questi primi mesi di pontificato e lasciandosi emozionare, positivamente o negativamente, dalle novità fin qui annunciate e attuate (vedi la stretta sullo Ior). Giudicare il Papa con le lenti del pre-giudizio, non aiuta certo a comprendere il valore di un pontificato che dovrà ancora svilupparsi nella sua interezza e dare con il tempo i frutti annunciati. E questo deve valere tanto per i tradizionalisti, disturbati dalle troppe aperture del Papa, quanto per i progressisti eccessivamente eccitati da un fervore quasi fanatico. In fondo anche San Pio X ai suoi tempi fu contestato perché troppo riformista; l’aver avviato la riforma del breviario e del catechismo, l’aver allentato le rigide regole che precludevano la partecipazione dei fedeli all’Eucaristia e l’aver drasticamente ridimensionato il potere e l’invadenza della Curia romana, sono stati gesti che agli inizi del novecento non potevano che apparire come rivoluzionari. Ma Pio X è stato anche il papa che ha scomunicato il modernismo, fatto questo che, nel giudizio della storia, ha fatto prevalere l’immagine del pontefice conservatore e anti liberale, oscurando l’importanza delle riforme da lui avviate in seno alla Chiesa. Le analogie fra Giuseppe Sarto e Bergoglio, in questi primi mesi di pontificato, non sono mancate.  
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