Polverini (Pdl): "Cicchitto e Quagliariello ormai pensano a un altro partito. Nessun consiglio da Casini-zero virgola"

14 ottobre 2013 ore 14:44, Lucia Bigozzi
Polverini (Pdl): 'Cicchitto e Quagliariello ormai pensano a un altro partito. Nessun consiglio da Casini-zero virgola'
“Cicchitto e Quagliariello confermano la volontà di uscire dal Pdl per fare un altro partito, in barba all’unità invocata da Berlusconi. Un progetto programmato da tempo”. Non ci gira intorno Renata Polverini, deputata ‘lealista’ che a Intelligonews boccia la linea alfaniana e con Fitto chiede il congresso per “rinnovare la classe dirigente ed evitare questo scontro quotidiano”. Stoccata a Casini che corteggia Alfano e Fitto sul Ppe italiano e sulla decadenza del Cav. ribadisce il voto segreto in Aula.
Onorevole Polverini, Cicchitto sostiene che se la frattura non si ricomporrà, meglio due partiti distinti e federati. E’ un’idea che la convince? «Anzitutto conferma ogni giorno la loro volontà di uscire dal Pdl per dare vita a una forma-partito diversa e comunque posizionata al centro. Rispetto al richiamo di ieri di Berlusconi a cessare con le esternazioni pubbliche, stamani troviamo l’intervista di Cicchitto che - voglio ricordare - il giorno del voto alla fiducia aveva annunciato un costituendo gruppo parlamentare autonomo, e l’intervista di Quagliariello in qualche modo che lo insegue. Mi sembra chiaro che ci sono personaggi che in barba all’unità del partito invocata da Berlusconi e da tutti, perseguono un progetto in programma da diverso tempo». Da Berlusconi in giù tutti dicono di lavorare all’unità, ma le divisioni restano. Il paradosso è che state al governo col Pd e litigate nel vostro partito. Ne uscirete o finirete nell’ingranaggio di quella che sempre più sembra una guerra per la successione? «Da questo punto di vista il Pd ci sta contaminando. Oggi assomigliamo a quel partito che ha fatto della discussione interna un motivo di esistenza in vita. Al di là delle spigolature, abbiamo inteso la mossa dell’ala alfaniana come la volontà di superare Berlusconi. Noi invece, diversi giorni dopo quel voto di fiducia, abbiamo deciso di rendere pubblica la nostra posizione e lo abbiamo fatto anteponendo la centralità di Berlusconi leader. Non so se dall’altra parte è la stessa cosa; non so se ancora tutti siamo convinti che Berlusconi sia ancora in campo. Noi assolutamente sì». Sì, ma lo stesso vale per Fitto che dopo il richiamo di Berlusconi è uscito rilanciando congresso e azzeramento cariche. Cosa risponde? «Bisogna essere chiari. Da qualche giorno vengono invocate le primarie (Alfano, ndr) messe in campo nel centrodestra nel momento in cui si pensava che Berlusconi non avesse intenzione di tornare a fare la campagna elettorale che ha fatto ottenendo un clamoroso risultato. Dunque, in quella fase, sarebbero servite per determinare la leadership futura del centrodestra Noi chiediamo che il partito attraverso la fase congressuale rinnovi una classe dirigente laddove è necessario, ma al fianco di Berlusconi. Nel congresso non si elaborano solo schemi organizzativi, bensì si rilancia il programma del centrodestra». Berlusconi, leader-comunicatore, dice ai suoi due cose: non fare troppe dichiarazioni alla stampa e discutere nelle sedi appropriate. La prima si può leggere come un segnale di debolezza politica? «Sicuramente Berlusconi prende atto che tutti i suoi figli sono cresciuti seguendo in questi venti anni il suo esempio e che hanno bisogno di luoghi nei quali confrontarci, visto che il dibattito si è animato. No, non lo leggo come un segnale di debolezza ma come una fase di democrazia interna necessaria per riportare nell’ambito dei luoghi deputati, una discussione che ormai viene data in pasto a tutti. Sono consapevole, come immagino anche Berlusconi, che i nostri elettori diversamente da quelli del Pd non sono abituati alle liti interne; per questo occorre cautela e rispetto per il nostro elettorato». Sulla seconda sollecitazione del Cav le chiedo: ma dove sono le sedi opportune e finora le avete usate? «Finora diciamo che sono state usate con parsimonia anche perché tutti ci riconoscevamo nella leadership di Berlusconi capace di fare sintesi. Oggi il quadro è cambiato: c’è stato un segretario di partito, magari tirato troppo da qualcuno da una parte sola, che stava decidendo insieme a un gruppo di parlamentari di votare la fiducia, in dissenso dal partito. Solo la lungimiranza di Berlusconi ha evitato che accadesse, sventando un progetto politico che avrebbe trasformato un governo di larghe intese in un governo di centrosinistra. Oggi la situazione del dibattito interno non può più essere la stessa. Dunque, se quei luoghi sono stati usati con parsimonia e quando ce n'era bisogno, adesso diventano luoghi necessari dove confrontarci e per evitare che vi sia uno scontro quotidiano». Casini dice ad Alfano e Fitto di “pensare a come prendere i voti senza Berlusconi” e di “aprirsi al progetto di un Ppe italiano” con le elezioni europee come “prima grande occasione”. Secondo lei è una strada percorribile? «Considerando che l’Udc non ha varcato nemmeno la soglia di sbarramento, Casini non è certo in grado di dare consigli. Siamo grandi e maturi per decidere da soli cosa fare del nostro partito e nel nostro partito». Come finirà mercoledì il voto in Aula sulla decadenza di Berlusconi. Voto palese o segreto? «Non vorrei che questo paese pensasse di piegare le leggi e i regolamenti contro una persona. Mi aspetto che ci sia il voto segreto come è sempre stato in qualsiasi assemblea legislativa dove si parla di singole persone. Mi auguro che nel Pd non ci sia la volontà di assecondare derive che non portano da nessuna parte se non a un ulteriore inasprimento dei rapporti che non fa bene al governo di larghe intese». Su indulto e amnistia per una volta sarà d’accordo con Quagliariello. «Amnistia e indulto devono valere per tutti: non è che le leggi si piegano al contrario cioè nei confronti di Berlusconi. Tuttavia penso che amnistia e indulto devono andare di pari passo alla riforma della giustizia. Mi aspetto che quando il parlamento si occuperà di indulto e amnistia, il governo dove siedono cinque nostri ministri, presenti la riforma della giustizia».
autore / Lucia Bigozzi
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