Premiership e leadership: il Pdl imita il Pd

14 ottobre 2013 ore 14:41, Francesca Siciliano
Premiership e leadership: il Pdl imita il Pd
Continuano le forti tensioni interne al Pdl. A contendersi lo “scettro” (leggi: il placet di Berlusconi) da una parte le colombe (autoribattezzatesi governisti), dall'altro i falchi (che hanno mutato nome in lealisti). I primi non decollano, i secondi però sembra stiano perdendo quota anche se per il Cavaliere, almeno per il momento, è tutto congelato probabilmente in attesa della sentenza sull'interdizione e della calendarizzazione del voto a Palazzo Madama sulla decadenza.
Sta di fatto comunque che le due fazioni interne capitanate dal governista Angelino Alfano e dal lealista Raffaele Fitto si stanno sfidando su primarie e Congresso, sull'iter di scelta della classe dirigente e sull'azzeramento delle cariche. Confusione di obiettivi tra le fila dei governisti. Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello spingono sull'acceleratore invocando e rievocando la scissione lasciata in sospeso due settimane fa; Alfano è tornato a cavalcare il suo cavallo di battaglia chiedendo le primarie sulla premiership mentre il ministro Maurizio Lupi le invoca per la leadership. Una confusione di obiettivi, dunque, che richiama alla stessa confusione tipicamente “Made in Pd”. Tra le fila dei più allineati lealisti il pugliese Fitto spinge per traghettare il partito, tutto unito, al Congresso. Per  prendere due piccioni con una fava (e per ribadire la chiave ornitologica della questione): ritardare una rottura definitiva e riaffermare la leadership del Cavaliere (evitando così il repulisti interno che porterebbe il partito sul “lastrico” in termini elettorali). Stando ai fatti, dunque, la principale divisione tra i falchi e le colombe risiede nelle diverse modalità che le due fazioni invocano circa la scelta degli strumenti di selezione democratica della classe dirigente. Problema, ovviamente, legato a un calcolo dei rispettivi punti di forza strategici: se i lealisti son  convinti che le “tessere” premierebbero gli uomini scelti a livello locale da Verdini e da Fitto, sul fronte opposto il segretario Alfano spera di poter sfruttare la propria popolarità a livello nazionale e istituzionale e anche all'interno del partito. Buttando, magari, un occhio pure al centro.          
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