Sinodo, the winner is: Bruno Forte...

14 ottobre 2014 ore 9:52, Americo Mascarucci
Sinodo, the winner is: Bruno Forte...
Se c’è un vincitore finora nella sfida fra conservatori e progressisti all’interno del Sinodo straordinario sulla famiglia è sicuramente lui, Bruno Forte, vescovo della diocesi di Chieti-Vasto e teologo fra i più stimati da Papa Francesco. Non a caso Bergoglio ha scelto proprio lui come segretario dell’assemblea sinodale. Ma è sull’intera piega che il Sinodo sta prendendo che si percepisce la mano del vescovo Forte. Allievo del cardinale Carlo Maria Martini, Forte ha sempre sostenuto, seppur con la massima cautela e moderazione, le posizioni che oggi l’assemblea sinodale sta facendo proprie. Lui è uno di quelli che, senza nascondersi dietro un dito e con la massima franchezza, ha sempre sostenuto la necessità di un dialogo più aperto e tollerante verso il mondo moderno e le sue istanze, senza trasgredire la dottrina della Chiesa. Perché, a detta del vescovo Forte, non è vero che la dottrina è soltanto rigidità e chiusura e non va interpretata soltanto in senso restrittivo o proibitivo. Per lui temi come la comunione ai divorziati risposati, le coppie di fatto, l’omosessualità non sono stati mai un tabù. In tempi non sospetti Forte dichiarò che “pur non potendo in alcun caso riconoscere validità alle nozze gay equiparandole al matrimonio, ciò non impediva una vicinanza a queste situazioni, né rendeva impossibile la ricerca di soluzioni in grado di accogliere comunque le coppie gay all’interno della Chiesa”. Forte già prima dell’avvento di Bergoglio usò il termine “Chiesa in uscita”, per significare proprio la necessità di comprendere i problemi e le sofferenze del mondo contemporaneo facendosene interpreti. “Sono un progressista rispettoso della tradizione” ebbe a dire a chi gli
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contestava un’eccessiva distanza dalle posizioni ufficiali della Chiesa durante il pontificato di Benedetto XVI. Il vescovo di Chieti Vasto è stato a lungo contrapposto al cardinale Angelo Scola per guidare l’arcidiocesi di Milano, avendo come sponsor numero uno l’arcivescovo uscente Dionigi Tettamanzi. A sbarrargli la strada pare siano stati l’ex segretario di stato Tarcisio Bertone e quelli di Comunione e Liberazione desiderosi di rompere la tradizione progressista del clero ambrosiano, e soprattutto la stretta vicinanza fra la Chiesa di Sant’Ambrogio e il centro sinistra. Per Forte la mancata nomina a capo dell’arcidiocesi del maestro e amico Martini fu fattore di profonda delusione, una delusione tuttavia destinata a svanire con l’arrivo di Francesco, il quale lo ha subito scelto nella cerchia ristretta dei teologi di fiducia. Sarebbe stato proprio lui uno dei principali artefici di questo Sinodo sulla famiglia che non a caso lo vede protagonista attivo nella veste di segretario. La sua soddisfazione è stata palpabile in queste ultime ore in cui il Sinodo ha affrontato i nodi cruciali della comunione ai divorziati, delle coppie di fatto e delle persone gay mostrando un’apertura fino a pochi mesi fa neanche ipotizzabile. “Da oggi la Chiesa non è più tanto distante dal mondo” ha potuto commentare. E lui senza dubbio è uno dei vincitori del nuovo corso che, inevitabilmente, questo Sinodo straordinario ha inaugurato. C’è chi per Forte prevede un imminente futuro da arcivescovo di Napoli e cardinale. Per ora però al monsignore sembra interessare soltanto il trionfo delle sue idee.
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