"The Lobster": la prima commedia inquietante e divertente sull'amore tra Farrell e Weisz

14 ottobre 2015, Micaela Del Monte
'The Lobster': la prima commedia inquietante e divertente sull'amore tra Farrell e Weisz
Una commedia, ma forse neanche troppo. Inquietante, assurdo, ma anche divertente (a detta del New York Times). Questo è "The Lobster" il film vincitore del Premio della Giuria alla scorsa edizione del Festival di Cannes che arriverà nelle sale il 15 ottobre. 

Un cast d'eccellenza, una regia innovativa e una critica alla società sempre più conservatrice schiava di regole ossessive: questi gli ingredienti di una pellicola complicata e allegorica, ma che allo stesso tempo farà riflettere grazie al suo umorismo nero un po' all'inglese.

Non è un caso infatti che questo sia il primo film in lingua anglosassone per Yorgos Lanthimos, il regista, sceneggiatore e produttore greco diventato noto grazie a O kalyteros mou filos (My Best Friend, 2001). Girato in Irlanda, in un resort nella contea di Kerry, “The Lobster” è ambientato nello specifico in un futuro distopico in cui le persone single vengono (de)portate all'interno di un grande hotel nel quale dovranno trovare un compagno con cui far coppia e innamorarsi entro quarantacinque lunghi giorni. La pena, nel caso in cui non vengano rispettate le regole, è quella di essere trasformati in un animale a scelta ed essere "liberati" in un bosco.
Destino che è toccato anche al fratello di David (Colin Farrell), tramutato in cane. E potrebbe accadere allo stesso David che è appena tornato single: giunto all'Hotel comunica di voler, eventualmente, una seconda esistenza da aragosta. E, intanto, medita una via di fuga proprio nel bosco dove si nascondono i ribelli guidati da Léa Seydoux. Qui si innamora di Rachel Weisz, bellissima non vedente, per la quale arriva a compiere un gesto estremo.

In sostanza lo scopo di Lanthimos è quello di dimostrare come nella società odierna si stia arrivando ad una dittatura dei sentimenti che esercita una pressione psicologica sugli individui e toglie spazio al vero romanticismo e alle vere emozioni, costrette così a diventare anche loro parte del conformismo.

Una critica, ma forse anche una predizione, che non ha però lo scopo di insegnare qualcosa a qualcuno. Il regista ha infatti voluto dare la libertà di interpretare la sua pellicola: "I miei film pongono domande alle quali ciascuno può rispondere come crede, secondo le sue opinioni e le sue convinzioni, non mi sento un maestro" ha infatti dichiarato Lanthimos.
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