Di rumore ci si può ammalare. Dove e come vivere meglio: la top four

14 ottobre 2015, intelligo
Il rumore può far male quasi quanto lo smog. L’inquinamento acustico, nelle città ormai profondamente inurbate e antropizzate, è un problema importante che spesso si tende a sottovalutare. A far luce su quanto e come siano inquinate a livello acustico le città italiane e non solo arriva l’indagine di GfK Eurisko; l’analisi dell’istituto prende in esame un campione di 8.800 soggetti distribuiti in 11 Paesi e una serie di studi scientifici tematici proprio sull’inquinamento acustico. RUMORI “MONDIALI” Gli Stati Uniti d’America (16%) precedono il Belpaese in fatto di rumorosità delle proprie città. A seguire Francia, Gran Bretagna e Portogallo (7%), poi Paesi Bassi e Nuova Zelanda (4%), finendo con la Germania (2%).

Dati che fanno riflettere soprattutto in relazione a quale sia lo stile di vita praticato in queste nazioni e come esse gestiscano il problema dell’eccessivo rumore nelle proprie città. Traffico, musica ad alto volume, sirene e clacson all’ennesima potenza e eccessivo concentramento di persone nello stesso posto sono spesso fattori di crescita esponenziale dell’inquinamento acustico.

RUMORI “CITTADINI”

Nella top four delle città più rumorose e acusticamente inquinate d’Italia spicca il primato di Napoli (15%), seguita da Roma (9%), Milano e Torino (8%). Una classifica che fotografa lo stato non solo delle attività di riduzione dell’inquinamento acustico in Italia, assai poco praticate, ma anche e soprattutto della crescita incontrollata dei centri urbani italiani che da decenni ormai accavallano strutture l’una a stretto contatto con l’altra ignorando non solo i rischi ambientali ma anche quelli sulla salute dell’uomo.

INQUINAMENTO ACUSTICO: I RISCHI

I rischi per chi è ogni giorno sottoposto, suo malgrado ad alti livelli di inquinamento acustico sono molteplici e molti di questi non immediatamente rintracciabili soprattutto negli anziani. Dal graduale peggioramento della qualità del sonno, alla quasi totale incapacità di sopportazione del rumore in qualsiasi sua forma, alla rabbia passando per la frustrazione e proseguendo fino a veri e propri disturbi psicofisici. Adattarsi al rumore, specie quando esso diventa continuo e magari proveniente da fonti molto ravvicinate, è un qualcosa di assai complesso da realizzare e fonte di instabilità quotidiana. Possiamo allora dire che è meglio vivere, dal punto di vista del rumore, in Germania che negli Stati Uniti? O a Torino piuttosto che a Napoli? Forse sì ma occorre sempre tenere presente che in qualsiasi città o luogo ci si trovi l’esposizione al rumore varia da situazione a situazione, se si vive in un quartiere di movida o fuori città o in vicinanza di qualche parco o magari di uno stadio.
autore / intelligo
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