Vatileaks 2, parla Nuzzi: "Non c'entra nulla con la lettera al Papa, nessun paragone con la mia inchiesta"

14 ottobre 2015, Marco Guerra
Vatileaks 2, parla Nuzzi: 'Non c'entra nulla con la lettera al Papa, nessun paragone con la mia inchiesta'
Gianluigi Nuzzi, l'autore dell'inchiesta Vatileaks che ha portato alla pubblicazione delle lettere segrete di Benedetto XVI, quelle divulgate dal maggiordomo del Papa poi scoperto, processato, condannato e amnistiato proprio da Ratzinger, oggi accetta di parlare del nuovo "scandalo" all'ombra del "Cupolone". 

Il riferimento è alla lettera dei tredici cardinali a Bergoglio, pubblicata da Sandro Magister dell'Espresso, in cui si muoverebbero forti critiche alla gestione del Sinodo e alle scelte di Francesco. Lettera però che a detta del cardinale australiano George Pell, il porporato che l'ha materialmente consegnata al Papa, sarebbe falsa, manipolata nel contenuto. Non corrisponderebbe cioè a quella che Papa Francesco ha realmente ricevuto. 
Cosa nasconde dunque questa nuova vicenda? Cosa c'è dietro? Chi e perché avrebbe manomesso quella lettera divulgandola con un contenuto diverso dall'originale?

Nuzzi tuttavia esclude possibili paragoni fra quest'ultima vicenda e l'inchiesta condotta da lui in passato. Vatileaks dunque non c'entrerebbe nulla. 

Allora Nuzzi che idea si è fatto del caso della pubblicazione della lettera dei cardinali inviata al Papa ?
“Questa lettera è un segno della forza di Papa Francesco. Se un numero molto modesto di cardinali scrive una lettera sollevando perplessità sui lavori del sinodo, da una parte questo sta a testimoniare che c’è  una dialettica molto viva nella Chiesa e dall'altro che l’ala conservatrice è in difficoltà rispetto a questo Papa che ha fatto della povertà il baricentro del pontificato. Comunque siamo in una situazione fortemente critica all’interno della Curia e quindi è normale accadano queste cose. È successo poi che almeno quattro cardinali abbiano disconosciuto la loro firma e che il card. Pell che dirige la segretaria per l’economia, ne abbia disconosciuto anche parte del contenuto. Quindi probabilmente era un bozza quella che ha pubblicato il mio collega Sandro Magister. Lui ha fatto bene a pubblicare la lettera perché  le notizie si danno. Ma invocare Vatileaks e vedere  un’associazione con quello che ho fatto io -  che ho pubblicato le carte di Ratzinger - è improprio perché se uno va a rieleggere  le carte di Benedetto XVI, vede che tutte le persone citate in quei documenti sono stati man mano messi alla porta e fuori della Curia . Qui invece è un’operazione diversa, si attribuisce a dei cardinali un lettera che è praticamente apocrifa”.

La sua opera è mastodontica rispetto a questa pubblicazione…

“Il problema è che non possono lamentarsi se escono dei documenti perché in quel Paese le notizie sono estremamente controllate. Ed essendo l’unica monarchia assoluta-  una teocrazia che ha un miliardo di fedeli nel mondo - è chiaro che quando esce qualunque tipo di notizia poi questa può venire amplificata anche in maniera distorta”.

Ma proprio perché parliamo di un sistema del genere, l’uscita incontrollata di una notizia può essere un atto programmato più che il frutto di una contingenza. Insomma c’è uno scopo preciso in tutto questo?

“Convengo con chi afferma che la pubblicazione della lettera è un’opera di disturbo, però è nel contempo anche un'opera di contenuto perché ci dice che ci sono cardinali che non sono d’accordo con l’impostazione del Sinodo.  Questa cosa a me non sconvolge, rientra nelle normale dialettica di una Chiesa conciliare. È normale che ci siano confronti e contrapposizioni. E questo Papa dopo un lungo idillio apparente con la gerarchia ecclesiastica vede emergere contrapposizioni. Ma credo che siamo solo all’inizio, il  prossimo anno emergeranno prese di posizione distinte ma che al tempo stesso non impensieriscono più di tanto il Papa. Francesco è lucido e ha una conoscenza della questioni perché fin da suo arrivo al palazzo apostolico aveva contezza delle varie criticità”.

Infatti ha ribadito che l’ultima parola sul Sinodo spetterà a lui…          
    
“È il piglio tipico di questo Papa, ascolta tutti e decide lui. Ma credo anche sia giusto così”.

Dobbiamo quindi aspettarci altre “botte” dopo il caso Charamsa e la lettera?

“Sono cose diverse. Da una parte abbiamo un sacerdote che ha voluto fare un coming out nel momento più sbagliato possibile ma che però ha denunciato un fatto vero, perché c’è una fetta di sacerdoti che vive la sessualità in modo improprio e negare questo o far finta che non ci sia è un problema di credibilità. La lettera dei cardinali è invece una questione strutturale che riguarda le istanze dell’ala più conservatrice,  che magari ha trovato sponda con chi si è visto togliere dei privilegi rispetto a quell’opera di trasparenza che il Papa sta portando avanti”.

Quindi ogni tanto qualcosa emerge da questa monarchia assoluta?

“Secondo me, sempre molto poco rispetto all’importanza di questo stato… è veramente poco quello che esce”.

Continuano ad essere dei maestri rispetto alle istituzioni italiane?

“Beh la Chiesa ha duemila anni non dimentichiamolo…”
 

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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