Anche Twitter annuncia licenziamenti: quanto ha tagliato l'economia virtuale

14 ottobre 2015, intelligo
“Decisioni difficili ma necessarie per consentire a Twitter di muoversi con maggiore focus e reinvestendo nella crescita”. Parola di Jack Dorsey, nuovo (anche se ex) CEO di Twitter che ha annunciato il taglio dell’8% della forza lavoro, frase che spesso si usa per addolcire il termine più adatto in questi frangenti: licenziamenti. Rimarranno a casa 336 dipendenti. Si, perché il social dei cinguettii, come era nell’aria da tempo, non è riuscito a oltrepassare quota 300 milioni di utenti e si trova dunque nella condizione di dover mandare a casa parecchi dipendenti.

PRAGMATISMO O INVOLUZIONE?


Questo è, direbbero i pragmatici di una volta e anche di oggi (in forma diversa…), occorre adeguarsi alla possibilità di rimanere da un giorno all’altro senza lavoro e in condizioni difficili anche se si era dipendenti di uno dei colossi del web di questo decennio. Anche i colossi fanno i conti con la crisi e risentono effetti fino a qualche anno fa pressoché impensabili. Ricordiamo le indiscrezioni di stampa trapelate sul Wall Street Journal secondo le quali Amazon, dopo il lancio flop di Fire Phone, avrebbe messo mano ad una riduzione di personale e l’annuncio della Hewlett Packard, dato dall’amministratore delegato Meg Whitman che prevede tra le 25 e le 30mila unità in esubero, quasi il 10% della forza lavoro. Numeri che inducono alla riflessione su quanto e come le politiche industriali dei colossi attuali stiano subendo delle significative battute d’arresto in quanto a produttività e crescita.

UN’IDEA ILLUSORIA: L’AUTOREFERENZIALITA’ DELL’ECONOMIA VIRTUALE


Coloro che ai primi anni ’90 avevano dettato la nuova verità rivelata sulla presunta (ormai è obbligatorio chiamarla così) infallibilità di questa economia fondata sul virtuale dovrebbero fare ammenda, perché così non è ed è una bella ma fugace illusione il pensare che l’iperconsumismo di questi anni basti a sé stesso e alle casse di tante aziende ormai mastodontiche in strutture e personale. È illusorio quanto pericoloso, a livello industriale e sociale credere che solo aumentando in tecnologia si possa sostenere un mercato bulimico di qualcosa che ancora non c’è. Il mercato delle innovazioni e della concorrenza spietata basata su dinamiche psicologiche spesso complesse da seguire ed assecondare, come quella dei social e dell’edonismo individuale potrebbe trasformarsi in una corsa contro il tempo dalla quale in pochi potranno uscire vivi.
autore / intelligo
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