Austria, Schönborn con Häupl ma i cattolici austriaci premiano il "nero" Strache

14 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Austria, Schönborn con Häupl ma i cattolici austriaci premiano il 'nero' Strache
L’arcivescovo di Vienna, il cardinale Christoph Schönborn, in questi giorni si trova a Roma per partecipare ai lavori del Sinodo sulla Famiglia.

E’ considerato un “moderato” a metà strada fra il progressismo di Kasper e il conservatorismo di Erdo. Da sempre favorevole a soluzioni che possano favorire l’accoglienza dei divorziati risposati e per nulla insensibile al tema delle unioni gay, il porporato amico di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, si è però sempre mosso nel solco della dottrina della Chiesa, stando ben attento a non contraddire la verità. Anche Francesco lo stimerebbe molto, ancora di più dopo che durante le riunioni preparatorie del Conclave che poi ha eletto Bergoglio, proprio  l’arcivescovo di Vienna, propose la chiusura dello Ior sostenendo che “San Pietro non risulta avesse una banca”. 

Schönborn sta dunque a Roma ma guarda alla sua città che domenica scorsa ha eletto il nuovo sindaco. 
Le elezioni comunali viennesi hanno registrato una forte affermazione dell’estrema destra, con il Partito della Libertà austriaco che ha superato il 30% dei consensi. Merito, secondo gli osservatori più autorevoli, della campagna anti immigrati condotta da Heinz-Christian Strache che sembrerebbe andare contro la politica dell’accoglienza e della solidarietà proposta dalla Chiesa. 

Per il cardinale austriaco il dato dimostrerebbe chiaramente come l’immigrazione generi paura fra  i cittadini. 

“La città di Vienna-  ha dichiarato - il governo di Vienna hanno avuto un’attitudine chiaramente corrispondente a ciò che anche noi, da parte della Caritas e della Chiesa cattolica e di altre Chiese cristiane, della Croce Rossa eccetera, abbiamo voluto fare: accoglienza di coloro che sono in situazione di profughi. Sono contento che l’elettorato abbia in maggioranza onorato questa attitudine, perché la battaglia elettorale è stata incentrata principalmente sul problema dei profughi”

Schönborn sembrerebbe aver gradito la rielezione a sindaco del socialdemocratico Michael Häupl al quale però consiglia di non sottovalutare le paure della gente che hanno favorito il successo dell’estrema destra. 

“Spero che il nuovo governo della città di Vienna – aggiunge - continui ad avere questa apertura, questa attitudine che io definirei “cristiana”, ma anche che ci sia il rispetto delle paure e un tentativo di gestire bene queste paure. Sì: dobbiamo prenderle sul serio! Siamo nel bel mezzo di un grande cambiamento di società che si annuncia con questo arrivo massiccio di profughi, e questo provoca anche paure, angosce… Certo, c’è tanta denatalità tra gli austriaci e tanto bisogno di immigranti per tanti mestieri, ma è anche un cambio di società che dobbiamo affrontare: dobbiamo aiutare quelli che hanno paura, capirli, ma anche aiutarli a superare la paura”. 

Per carità, legittimo che l’arcivescovo di Vienna invochi solidarietà per gli immigrati ma non si può neanche far finta di non considerare che fra l’elettorato di Strache, come era in passato con Haider, ci sono tanti cattolici, forse attratti più che dal messaggio anti immigrazione, soprattutto dalla difesa della tradizione e delle radici cristiane dell’Austria e dell'Europa. 

Una battaglia che la Chiesa ultimamente sembrerebbe aver abbandonato diversamente da ciò che avveniva con i pontificati di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. E non c’è da stupirsi dunque se i cattolici oggi si possano sentire meglio rappresentati dagli estremismi di destra piuttosto che da una Chiesa troppo dialogante, accogliente, misericordiosa e spesso arrendevole davanti a quelle sfide, come appunto il dilagare dell’estremismo islamico, del relativismo, del nichilismo ecc. che sembrerebbero metterla in pericolo.

I socialdemocratici forse saranno sensibili al dramma dei profughi, ma certo in Europa non si sono mai stracciati le vesti quando è stato chiesto di non inserire il riferimento alle radici cristiane dei popoli nella carta costituzionale. 

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