Gerusalemme sotto assedio: chiusi i quartieri arabi. Abu Mazen sempre più solo

14 ottobre 2015, Americo Mascarucci
Gerusalemme sotto assedio: chiusi i quartieri arabi. Abu Mazen sempre più solo
Pugno duro di Israele contro la nuova escalation di attentati ad opera dei palestinesi a danno di cittadini israeliani. 

Sono state attuate una serie di misure di emergenza prima fra tutti la decisione di non riconsegnare i cadaveri degli attentatori alle rispettive famiglie. 
In secondo luogo il governo ha deciso di chiudere i rioni palestinesi di Gerusalemme est. 
Terza misura, la demolizione delle case degli attentatori e il sequestro di tutti i loro beni. 
A ciò si aggiunge il reclutamento di 300 guardie civili addette alla protezione nei trasporti pubblici. 


“In seguito ai continui attacchi contro israeliani da parte di arabi la polizia israeliana sarà autorizzata a Gerusalemme a imporre la chiusura delle zone di scontri e incitamento alla violenza". Lo ha annunciato il premier Netanyahu che aggiunge.
 "Saranno revocati i diritti di residenza permanente e le proprietà dei terroristi che compiono attacchi saranno confiscati. Unità militari andranno in rinforzo alla polizia in alcune zone e centinaia di guardie di sicurezza saranno messe in campo per proteggere il trasporto pubblico”. 

Dunque è di nuovo tensione in Israele. Dopo mesi di apparente tranquillità sono ricominciati gli scontri e gli atti di ostilità dei palestinesi contro civili israeliani. 
Azioni che sembrano il preludio dello scoppio di una nuova intifada. 
Una tregua che si è rotta a causa di Hamas il partito fondamentalista palestinese da sempre contrario al negoziato con Israele. Gli attacchi degli ultimi giorni contro gli israeliani sarebbero stati messi in atto dalle Brigate al-Qassam l’ala militare di Hamas decisa a riprendere la lotta armata per scacciare gli “occupanti Israeliani”.

 Il presidente palestinese Abu Mazen qualche settimana fa in occasione della cerimonia all’Onu con cui è stata issata la bandiera dell’Autorità nazionale palestinese fra quelle degli stati osservatori aveva puntato il dito contro Israele, accusando il Governo di Netanyahu di calpestare i diritti del popolo palestinese con il chiaro intento di cancellarne la presenza nei territori occupati. 

Sempre Abbas aveva inoltre evidenziato come fosse inutile portare avanti i colloqui di pace nel momento in cui Israele si ostinerebbe a non rispettare le risoluzioni dell’Onu favorevoli ai palestinesi.  

Dal canto suo il presidente israeliano ha accusato quello palestinese di non saper gestire la situazione, lasciando campo libero ai terroristi di Hamas, fomentando esso stesso la violenza e obbligando Israele a ricorrere alle maniere forti per garantire la sicurezza degli israeliani.

Abu Mazen in realtà non sarebbe più nelle condizioni di tenere a bada il suo popolo. Ha cercato di portare Hamas al Governo per moderare le sue posizioni estremiste ma avrebbe ottenuto l'effetto opposto, quello di estremizzare le posizioni moderate del suo partito Fatah. Al punto che oggi a non volere più il negoziato con gli israeliani non sarebbero più soltanto i militanti di Hamas che hanno ormai egemonizzato il consenso dei giovani palestinesi, ma anche buona parte di Fatah, il partito del presidente. 

Insomma una situazione sempre più esplosiva resa ancora più ingestibile dall’innesto pare di elementi dell’Isis e della Jihad nelle fila di Hamas. 

Va detto tuttavia che con l'uscita di scena di Ariel Sharon, l'uomo che impose lo sgombero della striscia di Gaza ai coloni ebrei, Abu Mazen non ha più trovato in Israele un interlocutore sensibile e interessato a facilitare i tentativi di pace spuntando le armi alla propaganda anti israeliana di Hamas. 

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