Legge anti-fumo. I nuovi divieti e alcuni paradossi contro le Bionde

14 ottobre 2015, intelligo
Legge anti-fumo. I nuovi divieti e alcuni paradossi contro le Bionde
Il decreto legislativo sul fumo proposto dal Ministero della Salute è stato approvato nella giornata di ieri dal Consiglio dei Ministri.
La legge punta ad inasprire le regole relative al fumo e al commercio di prodotti a base di nicotina e non solo regola l'uso delle sigarette in auto in presenza di minori o donne incinta, ma vieterà inoltre a breve vietata la vendita dei pacchetti da 10 e delle piccole confezioni di tabacco.

Tutto questo è stato voluto perché secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, il fumo è “la prima causa di morte facilmente evitabile”, responsabile ogni anno della morte di 5 milioni di persone in tutto il mondo per cancro, malattie cardiovascolari e respiratorie.

Scelta questo assolutamente condivisibile, assurda però se pensiamo che solo qualche mese fa era stata fatta una proposta di legge a favore della legalizzazione della cannabis. Proposta che lo psichiatra Alessandro Meluzzi aveva descritto, proprio a IntelligoNews, come “Fallimento assoluto: sia per gli effetti al cervello, sia per il messaggio che viene dato ai giovani”.

Le sigarette no, ma la cannabis sì. Una proposta di legge accettata e una presentata che non fanno altro andare l'una contro i principi dell'altra. Perché abolire o limitare l'uso della nicotina e permettere invece quello di altre sostanze stupefacenti che con molta probabilità hanno effetti altrettanto gravi? E' evidente che il fumo, di qualsiasi tipo esso sia, non fa che danneggiare il nostro sistema circolatorio e respiratori, perché dunque eliminarne uno per favorirne un altro? 

Perché sul fatto che le sigarette facciano male sono tutti d'accordo, ma riguardo alla cannabis sembrano esserci ancora troppi pareri discordanti, ma forse il problema più grande sta nel fatto che ancora si pensa che una piccola dose di "droghe leggere" non comporta assolutamente nulla. E non è cosi, sempre secondo Meluzzi: 

" Negli ultimi venti anni non ho mai visto un solo esordio di schizofrenia giovanile che non fosse associato al consumo di cannabis. Il che non vuol dire che farsi una canna significhi diventare schizofrenico, ma in soggetti con una predisposizione genetica vengono amplificati. (...) Mentre bere un bicchiere di birra o di vino fa bene – ovviamente non l’abuso – non si può dire che una modesta assunzione di cannabis sia un nutrimento per l’organismo perché sicuramente è una sostanza che fa male al cervello.
autore / intelligo
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