Il Dario Fo "blasfemo": una vita a dissacrare

14 ottobre 2016 ore 11:33, Americo Mascarucci
Domani Dario Fo sarà salutato con una cerimonia laica in piazza Duomo a Milano.
Eppure oggi sono diversi i giornali cattolici che sembrano voler esaltare un certo retroterra spirituale, una certa ricerca di Dio che avrebbe caratterizzato comunque l'esistenza del premio Nobel per la letteratura.
Della serie: ateo sì ma non troppo.
Di Fo certamente resteranno nella memoria collettiva molte delle esibizioni blasfeme che hanno caratterizzato gran parte della sua carriera teatrale, una carriera di un ateo per niente rispettoso del sentimento religioso.
Basta prendere la sua opera più importante, Il Mistero Buffo.
Presentato per la prima volta come giullarata popolare nel 1969, è di fatto un insieme di monologhi che descrivono alcuni episodi ad argomento biblico, ispirati ad alcuni brani dei vangeli apocrifi o a racconti popolari sulla vita di Gesù. Ebbe molto successo e fu replicato migliaia di volte, perfino negli stadi. È recitato in una lingua reinventata, una miscela di molti linguaggi detta grammelot, che assume di volta in volta la cadenza e le parole, in questo caso, delle lingue locali padane.
Una rivisitazione in chiave blasfema della vita di Cristo con il chiaro intento di dileggiare la religione cattolica e ridicolizzare la fede delle persone. 
Tanto per fare degli esempi. 
Il miracolo delle Nozze di Cana viene spiegato da uno pseudo arcangelo Gabriele continuamente interrotto da un ubriaco reduce dalle nozze in cui abbondava il vino. L'ubriaco riesce a cacciare l'arcangelo e narra la storia vista dal suo punto di vista. Immaginate bene quale possa essere!
Quanto poi alla Vergine Maria è raffigurata ai piedi della croce in dialogo con l'arcangelo Gabriele a cui condanna la mancata rivelazione di questo finale tragico, mentre gli aveva preannunciato solo la dolce attesa.
Un chiaro ed evidente attacco alla Chiesa, ma ancora di più alla sensibilità religiosa della maggioranza del popolo italiano da parte di chi, mentre condannava i presunti  abusi della Chiesa, i tribunali dell’Inquisizione, i roghi medievali ecc. taceva sui contemporanei orrori del comunismo.
Tralasciamo poi l'episodio della Resurrezione di Lazzaro con Gesù raffigurato alla stregua di un fenomeno da baraccone.

Ma non è tutto
Il Dario Fo 'blasfemo': una vita  a dissacrare
Nel 1987 ospite del programma del sabato sera Fantastico condotto da Adriano Celentano, Dario Fo a ridosso del Natale si lasciò andare ad un monologo che, sempre facendo leva su vangeli apocrifi da lui abilmente rivisitati, ridicolizzava la nascita e l’infanzia di Gesù definendo il Natale una grande truffa consumistica. 
Blasfemo, irriverente, anticlericale, antipapista ma pronto a dare consigli alla Chiesa, come quando sulla pedofilia disse intervistato sul libro della giornalista Angela Camuso "La preda. Confessioni di una vittima" di ritenere che l'obbligo della castità e del celibato ecclesiastico fosse il primo passo che la Chiesa avrebbe dovuto compiere per combattere la pedofilia al suo interno. "La Chiesa ha paura di cambiare registro, ma l'unica possibilità di rendere la dimensione umana i suoi rappresentanti è di dare loro la possibilità di sposarsi e di avere una famiglia: non si può essere padri senza figli".
Eppure negli ultimi tempi anche lui è sembrato così tanto affascinato da Papa Francesco, al punto che fra i giornali cattolici c'è chi appunto arriva oggi a definirlo "un ateo in cerca di Dio".
Peccato che per tutta la vita, il premio Nobel abbia cercato Dio solo per insultarlo.

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