Focus Referendum: sette spunti per comprendere il voto

14 ottobre 2016 ore 11:39, Luca Lippi
Sarebbe tutto pronto per raccogliere il parere degli italiani attraverso il rferendum del 4 dicembre, un po’ meno pronti gli italiani che con ‘incedere della campagna referendaria hanno le idee sempre più confuse.
Intanto si sottolinea che il referendum in questione è ‘confermativo’, e quindi se uno pone il segno di croce sul “No” significa proprio No, e viceversa.
Attenzione: bisogna avere la consapevolezza che si vota “tutta” la Riforma in blocco, e non si votano le parti singolarmente, quindi attenzione a non commettere leggerezze, la Costituzione è una cosa seria! Oltretutto, il Referendum è senza quorum, quindi avrà valore indifferentemente da quante persone andranno a votare.
Ultima notazione, 
Il Referendum NON decide se il Governo attuale sopravvive o meno. Non c’è nessun vincolo di legge che impone al Primo Ministro di dimettersi in caso di fallimento del Referendum. 

Ora passiamo ai punti più importanti:
1 -L’argomento chiave della riforma
Perno della Riforma è, in sintesi,  la distruzione del tanto discusso Bicameralismo Perfetto. Ma cosa vuol dire? 
Alla Camera vi sono 630 deputati, al Senato 315 senatori. La questione è che non c’è differenza nei poteri delle singole Camere e l’iter di approvazione delle leggi. 
Questo significa che le leggi devono passare il vaglio di Camera e Senato, che non differiscono nei poteri e quindi, secondo chi ha proposto la Riforma, “non aggiungono qualità” al lavoro svolto e “si fanno le cose due volte” senza una valida ragione. 
In concreto però, una Camera supporta e controlla l’altra, quindi se mai si modificheranno i poteri bisogna considerare anche se non ci sarà una legge elettorale adeguata, si rischia di avere un Parlamento troppo pieno di poteri senza una giusta compensazione a salvaguardia.
Che succede al senato della Repubblica? 
Detto anche “Nuovo Senato”, “Senato delle Regioni”, il Senato dei 100 è il nuovo impianto che andrà a sostituire l’attuale Senato della Repubblica. Viene chiamato così perché, appunto, sarà composto da 100 senatori, invece degli attuali 315. Attualmente, quando andiamo a votare per il Parlamento, votiamo nello stesso momento sia deputati che i senatori. 
I 100 nuovi senatori, invece, saranno composti da 95 tra consiglieri regionali e sindaci, e 5 nominati dal Presidente della Repubblica. Gli ex-Presidenti della Repubblica saranno in automatico senatori a vita (come già avviene). 
Chi sono i nuovi senatori?
I nuovi senatori vengono scelti tra i consiglieri regionali e i sindaci del territorio, differenza degli attuali, non necessitano di un limite minimo di età per essere eletti (al momento devono avere almeno 40 anni. Come gli attuali senatori, questi avranno l’immunità parlamentare (cioè non potranno essere incarcerati se non ci sarà il voto favorevole del Senato, tranne nei casi in cui sia necessario l’arresto in flagranza di reato, oppure vi sia una sentenza irrevocabile di condanna), e non vi sono norme che regolano i rimborsi-spese, che dovranno essere decisi singolarmente dai regolamenti delle due Camere. 
Come si eleggeranno i nuovi senatori?
A differenza del precedente Senato, i senatori non saranno eletti direttamente da noi. Ma quindi chi li sceglie? La Riforma ci dà poche indicazioni. 
Intanto sappiamo che i senatori saranno eletti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori”, e che saranno ripartiti tra le Regioni in base al loro peso demografico. A parte questo, l’elezione dei nuovi senatori non è ancora normata da una legge specifica. 
Nel testo della Riforma, si legge che le modalità di elezione verranno decise da Camera e Senato in un secondo momento. 
Come mai dopo e non ora? La ragione è perlopiù politica. L’argomento dell’elezione dei senatori è stato uno dei più dibattuti e infiammati, specie all’interno del PD dove la minoranza voleva (e vuole tutt’ora) l’eleggibilità diretta. Altri volevano un’elezione indiretta (cioè da parte dei consiglieri stessi), altri un particolare meccanismo che coinvolgeva le preferenze dei cittadini e i consigli regionali. Non si è trovato un accordo, ergo avremo il meccanismo preciso solo in futuro. 
I senatori a vita?
Col Senato dei 100, saranno Senatori a vita solo gli ex-Presidenti della Repubblica (come già avviene). Gli altri verranno sostituiti da senatori scelti dal Presidente della Repubblica (i famosi 5 del 95+5), che rimangono in carica 7 anni, e non potranno essere nominati nuovamente. Inoltre, non possono essercene più di 5 contemporaneamente. I senatori a vita attualmente presenti (Mario Monti, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia) rimarranno al loro posto. Lo stesso vale per Giorgio Napolitano, in quanto ex-Presidente della Repubblica. 

2- Il Presidente della Repubblica
Con la Riforma cambia anche il modo in cui viene eletto il Presidente della Repubblica. L’elezione rimane sempre competenza di Deputati e Senatori (non c’è l’elezione diretta del Presidente della Repubblica: non siamo una Repubblica Presidenziale), ma diversi aspetti della votazione sono stati modificati: 
Votano solo Deputati e Senatori. Non ci sono più i 59 delegati regionali, visto che i senatori del Nuovo Senato sono, appunto, scelti dal territorio.
 Nelle prime tre votazioni, servono i 2/3 degli aventi diritto (circa 500 elettori) per eleggere il Presidente. Dalla quarta votazione in poi, la legge precedente prevedeva che il limite scendesse alla maggioranza assoluta (50% +1); con la Riforma, dal 4° al 6° scrutinio sono necessari i 3/5 degli aventi diritto al voto (circa 440 elettori); dal 7° in poi, la maggioranza dei 3/5 dei votanti (cioè quelli che sono presenti e votano effettivamente). 
Il Presidente della Repubblica potrà sciogliere unicamente la Camera e non più il Senato, essendo quest’ultima composta da rappresentanti regionali. Inoltre, il Presidente della Camera, durante l’assenza del Presidente della Repubblica, ne fa le veci (attualmente questo compito è svolto dal Presidente del Senato). 

3- Leggi con voto in data certa
Nella Riforma è presente un meccanismo per consentire l’approvazione rapida di un disegno di legge reputato essenziale per l’attuazione del programma di Governo. 
Funziona così: il Governo può chiedere alla Camera una “via preferenziale” per l’approvazione di una data legge. La Camera ha tempo 5 giorni per accogliere questa richiesta e, se lo fa, deve discutere e approvare tale legge entro 70 giorni (con massimo 15 giorni di rinvio). Questa possibilità non è prevista per le leggi di competenza del Senato, oltre a una serie di leggi essenziali e non discutibili in tempi brevi (in particolare: le leggi elettorali, la ratifica dei trattati internazionali, le leggi di amnistia e indulto, le leggi di bilancio). 


4- Riemerge la cancellazione delle Province
Con la Riforma, le province vengono definitivamente abolite (ma non dovevano essere già state abolite?). 
Tutte le loro competenze vengono spartite tra Comuni, Città Metropolitane, Regioni e Stato.

5 - Abolizione del Cnel
Il Cnel, ovvero Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, è un ente statale che ha la possibilità di proporre iniziative legislative (limitatamente alle sue competenze, appunto in economia e lavoro) e di fornire pareri su questi argomenti. Tali pareri non sono vincolanti, e vengono forniti solo se richiesti o dal Governo, o dalle Camere o dalle Regioni. 

6 -Competenze Stato e Regioni
E’ il punto più complicato di tutta la Riforma, oltre a essere fortemente dibattuto. 
La Riforma ridefinisce le competenze dello Stato e delle Regioni, e regola in particolare i rapporti tra le due. 
Vediamo gli aspetti più importanti: Fino ad oggi, le competenze su tutto ciò che è di interesse pubblico erano suddivise in due modi: “esclusive” (cioè riguardanti o solo le Regioni, o solo lo Stato) e “concorrenti” (cioè su cui hanno competenza le Regioni, ma con diversi principi fondamentali dettati dallo Stato). 
Con la Riforma, la definizione di “competenza concorrente” viene eliminata, mantenendo solo il concetto di competenza esclusiva. Ma come fare, quindi, con tutte quelle materie ibride che riguardano tanto lo Stato quanto le Regioni? E come vengono ripartiti i poteri? 
Con l’eliminazione della competenza concorrente, buona parte delle competenze va riassegnata o ridistribuita. 
Viene introdotta, però, la cosiddetta “clausola di supremazia”, in base alla quale la legge dello Stato (su proposta del Governo) può intervenire in materie non riservate alla legislazione esclusiva di Stato o Regione, se ritiene sia necessaria una “tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica ovvero la tutela dell’interesse nazionale”. 
Lo Stato può perciò agire sulle competenze non esclusive (quelle che erano regolate dalla “competenza concorrente”), nei casi in cui è necessario un intervento per l’unità giuridica/economica dello Stato, o di più generico “interesse nazionale”. 

7 - Le leggi di iniziativa popolare
Fino ad oggi, per fare una proposta di legge di iniziativa popolare era richiesto, oltre al testo della legge redatto in articoli, la firma di 50.000 elettori. 
Con la Riforma, sono richieste 150.000 firme, ma con la garanzia costituzionale che tale legge verrà discussa e votata in Parlamento. 
Le regole precise di questo meccanismo verranno delimitate dai singoli regolamenti di Camera e Senato. 
Nuove norme sui referendum
Nella Riforma, vengono aggiunte e modificate alcune regole relative ai referendum. Innanzitutto, per i referendum abrogativi rimane il limite minimo al 50%+1 degli aventi diritto per rendere valido il voto. Tuttavia, se sono almeno 800.000 gli elettori a richiedere il referendum abrogativo, il quorum si abbassa al 50%+1 dei votanti alle ultime elezioni per la Camera dei Deputati. 
Se i richiedenti sono tra i 500.000 e gli 800.000, rimane la regola del 50%+1 degli aventi diritto. Esempio…:  Attualmente, sono circa 50 milioni gli italiani che possono votare. Alle ultime elezioni politiche (2013) hanno votato, per la Camera, poco più di 34 milioni di elettori. Se un ipotetico referendum abrogativo venisse richiesto da 800.000 elettori, basterebbero circa 17 milioni di elettori + 1 (il 34% di tutti gli elettori) per rendere valido il referendum. 
All’ultimo referendum sulle trivelle hanno votato esattamente 15.806.788 elettori. Se fosse stato richiesto da 800.000 elettori e non dalle Regioni, con poco più un milione di voti il referendum avrebbe superato il quorum. 
A parte questo, viene introdotto un nuovo tipo di referendum: il referendum “propositivo” (detto anche “di indirizzo”), attualmente presente solo in Val d’Aosta e nella provincia di Bolzano. 
Ruolo della corte costituzionale
La Corte Costituzionale, ente supremo che vigila sulla Costituzione e sulla sua applicazione, è composta da 15 giudici: 5 eletti dal Presidente della Repubblica, 5 eletti dalla magistratura e 5 eletti dalle Camere in seduta comune. 
Con la Riforma, cambia solo che i 5 giudici che oggi sono eletti insieme dalle due Camere vengono eletti separatamente: 3 alla Camera, 2 al Senato. 
Inoltre, la Riforma introduce la possibilità di sottoporre alla Corte Costituzionale le leggi elettorali per accertarne la legittimità (questa norma è stata pensata dopo la bocciatura del Porcellum per palese incostituzionalità). 
Per farlo bisogna presentare la legge alla Corte, entro 10 giorni dalla sua approvazione, con un ricorso firmato da almeno 1/3 dei componenti del Senato, o 1/4 della Camera. 
La Corte ha 30 giorni di tempo per pronunciarsi, e la legge non viene promulgata se viene considerata incostituzionale. 
Conclusioni
Comprensibilmente, per quanto si sia cercato di essere semplici e sintetici non è proprio una passeggiata cercare di comprendere tutte le implicazioni di un quesito che risulterebbe oggettivamente troppo generico e assai poco trasparente. Maggiore approfondimento è possibile trovarlo qui

autore / Luca Lippi
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